A volte sembra che dire “grazie” sia solo un automatismo: una parola educata, messa lì come punto finale di una conversazione o di un favore ricevuto. È il modo in cui ci hanno insegnato a comportarci fin da piccoli: ringraziamo per un regalo, per una porta tenuta aperta, per una spiegazione chiara. Ma cosa succede se il ringraziamento non chiude un’azione, ma la accompagna? Se usato mentre un’attività è ancora in corso, può diventare un potente strumento per rinforzarla o modificarla?

Immagina un professionista che sta lavorando in modo mediocre: se lo ringraziassimo in anticipo per il “grande impegno”, questo potrebbe stimolare in lui una voglia di essere all’altezza della nostra aspettativa. O magari, al contrario, potrebbe convincersi che il suo impegno attuale è già sufficiente. La risposta a questa domanda non è banale, ma alcune ricerche aprono scenari interessanti.

Un esperimento emblematico, negli USA, fu quello condotto da Clark, Northrop e Barkshire (1988) con gli assistenti sociali che seguivano minori inseriti in percorsi di rieducazione. Solo il 43% di questi ragazzi riceveva visite settimanali. I ricercatori decisero di introdurre una modifica semplicissima: dopo ogni visita, inviavano al personale una breve lettera di ringraziamento. Il risultato? La percentuale di visite settimanali salì al 78%. Tuttavia, non appena le lettere cessarono, anche la frequenza tornò a calare – seppur restando sopra al punto di partenza (50%).

Perché questo accade? Il ringraziamento agisce su più livelli psicologici.

Primo: fa sentire visti e riconosciuti.
Secondo: innesca un senso di responsabilità, quasi un “debito morale” a mantenere standard coerenti con il riconoscimento ricevuto.
Terzo: ciò per cui veniamo ringraziati diventa più facile da ricordare, più presente nei nostri pensieri – e quindi più facilmente replicabile. Insomma, dire grazie non è solo un atto gentile, ma può innescare un ciclo virtuoso di motivazione e comportamento proattivo.

disegno; anni 60: negoziante; grazie; cliente;

Per il negozio sotto casa, per esempio, ringraziare le clienti abituali come forma di saluto potrebbe rinforzare la loro fidelizzazione e persino aumentare la frequenza delle visite. Lo stesso vale per chi gestisce un’attività di non di vicinato, neppure ad alta frequentazione ma un semplice “grazie per aver scelto la nostra consulenza/negozio/servizio inserito nei follow-up può stimolare nuovi contatti o richieste future.

Tutto questo dimostra che la gratitudine è un’arma gentile e potentissima. E no, non abbiamo ancora trovato studi in cui dire “grazie” peggiora le cose. Quindi sì, esagerate pure: nella vostra comunicazione, nel marketing, nei rapporti coi collaboratori. Purché sia sincero, il “grazie” funziona.

Il “grazie” non è in contrasto con quello che abbiamo scritto nell’articolo “per favore“.

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