LinkedIn è il social network del lavoro e del business, creato allo scopo di mettere in collegamento aziende, fornitori, recruiter e risorse. Volgarmente, qualcuno lo definisce il social “per trovare lavoro”, ma è molto di più.

Ma lo è? Sì, LinkedIn può essere il social per candidarsi e ottenere una posizione lavorativa o per introdursi in una rete di collaboratori. 

Ma non è banalmente un portale per consultare offerte di lavoro. Prima di tutto, LinkedIn è il “tempio” del personal branding – o, almeno, così dovrebbe essere, in secondo LinkedIn è il luogo dove si prospettano le aziende e terzo è dove si approfondiscono gli argomenti inerenti al lavoro.

Cos’è LinkedIn?

Ad ora, secondo le statistiche LinkedIn conta oltre ottocento milioni di utenti attivi e più di cinquanta milioni di aziende registrate.

Considerarlo solo un social network per trovare lavoro è averne un’idea semplicistica. Non è un caso che abbiamo osato definire come dovrebbero essere le cose, con un’espressione un po’ d’effetto: LinkedIn dovrebbe essere il santuario del personal branding, se usato in modo opportuno.

Naturalmente, la presenza delle aziende sulla piattaforma ci consente anche di parlare, in maniera più estesa, di brand awareness. Di sicuro, quindi, può servire all’azienda in sé come entità che opera in uno specifico ambito di business.

Ma procediamo, con ordine come sempre.

A cosa serve LinkedIn

Logo di Linkedin; colori Blu7; Firenze;
Logo di Linkedin con i colori della Blu7

A grandi linee possiamo affermare che Lomkedin serve a:

Insomma, LinkedIn non ha molto a che vedere con il b2c. Se ti iscrivessi alla piattaforma, non sarebbe per seguire la pagina ufficiale di Tezenis e le ultime collezioni. Piuttosto, seguiresti le realtà aziendali allo scopo di verificarne l’appeal da un punto di vista lavorativo. 

Magari sei un marketing manager o un social media manager e non ti interessano le nuove collezioni di Tezenis – nel caso, le andrai a vedere su Instagram – ma le offerte di lavoro dell’azienda in linea con il tuo profilo. 

Profilo

Ecco, già è apparsa la prima parola magica: profilo. Se ti iscrivi a LinkedIn, allora devi avere un profilo curato: chi sei, cosa fai, quali esperienze lavorative hai fatto e quali competenze hai affinato nel tempo sono le informazioni di base da veicolare. Magari, espresse nella forma migliore, agli occhi di un potenziale datore di lavoro: “Ecco cosa posso fare per te”.

In questo modo, si potrebbe attivare quella reazione a catena virtuosa di eventi che potrebbe portarti verso l’azienda in cui hai tanto desiderato lavorare. 

Altrimenti, se l’azienda per cui lavori ti piace e non hai intenzione di lasciarla, allora LinkedIn potrebbe essere il luogo adatto per intercettare fornitori: il fornitore di hotellerie per il villaggio turistico, l’allevamento e la macelleria per il ristorante, l’agenzia di comunicazione per far realizzare l’e-commerce,partner per eventi e così via.

Forse i professionisti sono più a loro agio su LinkedIn, perché trovano l’occasione di entrare in network grazie ai quali avviare nuove collaborazioni: con aziende, ma anche con altri professionisti – come accade tra copywriter e graphic designer o web designer, per fare un esempio.

Il profilo personale va curato, ma non dimentichiamo che la propria presenza sui social network ha senso grazie all’interazione con le persone dei network. Del resto, in quale rete sogni di entrare, senza rivolgere la parola a nessuno?

Ragion per cui, la comunicazione personale su LinkedIn è un elemento indispensabile per farsi notare da aziende e collaboratori potenziali. Forse le foto al mare pubblicate su Facebook sono accettabili, ma su LinkedIn no. O, per meglio dire, non sarebbero accettabili.

E di modi per condurre una buona comunicazione professionale su LinkedIn ce ne sono. La piattaforma ha sviluppato, negli anni, diversi strumenti che tornano utili alle aziende, ma soprattutto a professionisti e lavoratori. 

Come comunicare su LinkedIn

Vediamo un po’ quali sono gli strumenti più utili per creare un network attivo e proficuo. Prima, però, è quasi doveroso fare una premessa, che deriva dall’esperienza. 

Sebbene LinkedIn non lo ammetta e, forse, non lo ammetterà mai, le entità aziendali sono meno attrattive per il pubblico di quanto lo siano gli amministratori delegati, i manager, i dipendenti. Insomma, anche se alcuni strumenti sono venduti come molto performanti per l’azienda che si promuove sul social, è abbastanza evidente: portare all’attenzione del pubblico i propri contenuti è difficile (non impossibile, eh), soprattutto quando i suddetti rimandano a risorse esterne. Ma il discorso diventerà a breve più chiaro.

La pagina aziendale

Se un’azienda vuole essere presente su LinkedIn in quanto tale, allora deve possedere la pagina aziendale

Purtroppo, LinkedIn ragiona un po’ come Facebook, per quel che riguarda la visibilità dei post. Sempre che non si voglia sponsorizzare – azione strategica comunque consigliabile – è più difficile che i post di una pagina vengano spinti dall’algoritmo di LinkedIn. 

Ciò non vale in modo indiscriminato per qualsiasi genere di contenuto. Lo vedremo a breve: l’algoritmo tende a premiare o svantaggiare un po’ tutti, a seconda dei casi. 

In ogni caso, la pagina aziendale di LinkedIn ha uno scopo ben diverso dalla pagina aziendale di Facebook. Questo è un fatto fondamentale e da tenere bene in mente.

Di certo, non sono i prodotti il centro attorno al quale ruota la comunicazione. Si dà più spazio a eventi aziendali, aperture di nuove sedi o store, alle azioni di rebranding (ad esempio, la realizzazione di un nuovo logo aziendale), all’inizio di nuove partnership. 

La tab Vita aziendale serve soprattutto a comunicare la visione del business dell’impresa. La sezione Lavoro, come è intuibile, mostra agli utenti le posizioni lavorative aperte. 

Molto interessante, a tal proposito, è il prospetto che LinkedIn mostra agli utenti: è possibile risalire ai dipendenti dell’azienda e anche ai dati relativi alle università da cui essi provengono. 

Proviamo a metterci nei panni di aspiranti candidati: tutto questo rende un’idea abbastanza chiara su alcuni parametri che per i recruiter sono importanti, ai fini delle valutazioni.

Tolti i capricci dell’algoritmo, che ci permettono di individuare l’andamento dei contenuti, ma a grandi linee, avere una pagina aziendale su LinkedIn è consigliabile di certo. Purché ci sia la seria intenzione di diversificare gran parte della comunicazione rispetto agli altri canali social. 

Per spiegarci meglio, basta osservare come comunicano due grandi aziende italiane, Eataly e Italo, su Facebook e LinkedIn.

Non c’è in alcuno modo corrispondenza tra le due pagine aziendali, né per un brand né per l’altro. C’è da stupirsi? Assolutamente no. Su Facebook la comunicazione è b2c, su LinkedIn è b2b. Il concetto è semplice, ma ripeterlo è doveroso, a scanso di equivoci.

È chiaro che le grandi aziende vincono facilmente. Quando le realtà sono medie e piccole, la musica un po’ cambia. In tal caso, consolidare la presenza aziendale su LinkedIn grazie alla collaborazione di tutti, dal CEO all’impiegato, diventa fondamentale.

Questo vuol dire, letteralmente, che ha quasi poco senso spingere un’azienda o un’agenzia su LinkedIn, se chi vi lavora sulla piattaforma non c’è oppure la usa poco e male. La comunicazione su LinkedIn è partecipata e, in fin dei conti, dà vigore al senso profondo del fare network.

Mentre un libero professionista definisce la propria linea comunicativa in modo del tutto autonomo, dietro la comunicazione aziendale su LinkedIn deve esserci – come è ovvio! – una strategia che deve accordare più voci.

Immagina un’orchestra: c’è il direttore, che fa la strategia e la dirige, e ci sono i vari strumenti musicali, ognuno con il proprio contributo in sintonia con quello degli altri.

Post e sondaggi

LinkedIn ha un algoritmo abbastanza capriccioso e non valuta allo stesso modo ogni genere di contenuto. Naturalmente, possiamo individuare delle tendenze e mai nulla è da considerarsi in termini assoluti. 

Detto questo, i post a cui LinkedIn dà più visibilità contengono video, caroselli fotografici e file (come brevi presentazioni create appositamente per la piattaforma). Anche qui, i link che portano gli utenti al di fuori del social non sono ben visti.

I sondaggi sono anche contenuti molto “spinti” da LinkedIn e, se ben costruiti, riescono effettivamente ad essere attrattivi e coinvolgere le persone in conversazioni interessanti. Poiché vengono visualizzati facilmente anche da chi non appartiene alla tua cerchia ristretta di contatti, diventano anche un modo per ampliare la rete. 

Pulse

Pulse è lo strumento di blogging pensato da LinkedIn per…tenere le persone nella piattaforma. Be’, naturalmente dobbiamo vederlo prima di tutto come un modo per accrescere la propria autorevolezza.

Lo scopo è sempre quello di allacciare contatti proficui, attraverso il personal branding. Ma è vero anche che pubblicare articoli su Pulse è un po’ come darsi al blogging senza assumersi il “fastidio” di acquistare un dominio e un piano di hosting.

L’interfaccia di Pulse, infatti, è molto semplice e ricorda il sistema a blocchi di WordPress.

È utile o non lo è? Dipende. Non avrebbe alcun senso replicare su Pulse gli stessi contenuti che mandi online sul blog. Anche qui, la parola chiave è differenziazione. Ma si differenzia solo se, dal principio, le idee sono chiare. Hai bisogno del blog aziendale, di Pulse o di entrambi? Ti stai rivolgendo a due segmenti di pubblico differenti e l’unica vera domanda a cui rispondere è: dove trovo il pubblico al quale comunicare?

Lanciarsi a capofitto nell’avventura digitale con Pulse sarebbe un errore e sarebbe lo stesso anche farlo con un altro strumento interno, la Newsletter.

La Newsletter

La Newsletter di LinkedIn non toglie spazio alla più classica newsletter aziendale. Le finalità e i target sono differenti, ma bisogna prima di tutto essere certi della loro reale necessità, prima di attivarle.

Poco fa ti abbiamo citato Italo, che utilizza la newsletter per segnalare al pubblico (di viaggiatori) offerte e sconti sui viaggi in treno. Avrebbe senso far questo utilizzando la newsletter di LinkedIn? No. 

Se tu possiedi un’azienda, realtà imprenditoriale che già ha il suo sito web, il blog e il piano di email marketing, ma sei presente su LinkedIn e vuoi rafforzare la tua presenza sul social, allora LinkedIn Newsletter (o anche il già citato Pulse) potrebbe tornarti utile per farti conoscere meglio dalla rete, aumentare la tua autorevolezza in ciò che sai fare meglio e, di conseguenza, allacciare nuovi rapporti di natura lavorativa. Puoi farlo se non trovi vantaggioso possedere un tuo sito web.

Advertising

Senza budget non si cantano messe, nemmeno su LinkedIn. Sulla piattaforma, l’advertising è mediamente più costoso rispetto al servizio di Facebook, ad esempio. Forse è un bene o forse no, ma ciò può essere un modo per fare le cose in modo ragionato. Del resto, non c’è campagna pubblicitaria di successo senza strategia.

L’universo di LinkedIn sembra quasi più accessibile per i singoli utenti: professionisti e coloro che sono in cerca di nuove opportunità lavorative. La comunicazione va comunque curata molto, studiando anche, nel tempo, quali sono i contenuti che funzionano meglio. Una cosa è certa: interagire è d’obbligo, altrimenti si perde tempo.
Essere su LinkedIn come realtà imprenditoriale è di sicuro più complesso e bisogna procedere con finalità chiare, con ordine e gradualmente. Anche il social per chi lavora vuole dedizione, ma soprattutto strategia. È per questa ragione che va studiato e affidato a chi sa come gestirlo in maniera professionale.

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