Premessa: lungi dal giudicare Chiara Ferragni come persona, non ci interessa e non la conosciamo, come imprenditrice, ci penserà il mercato ed i suoi soci e per altri fatti, ci sarà il tribunale ad assolverla o meno.

Noi facciamo una valutazione sulla comunicazione del suo rebrand e basta.

Dall’occhio al cuore spezzato: analisi del rebranding di Chiara Ferragni Brand

Nel mondo del marketing e della comunicazione, una crisi di reputazione può mettere in ginocchio anche i brand più affermati. È il caso di Chiara Ferragni Brand, che dopo il “pandoro-gate” ha dovuto affrontare un crollo di fiducia, collaborazioni e ricavi.

In questo scenario, una delle risposte non poteva che essere un rebranding totale, non solo visivo, ma anche strategico. L’operazione ha l’obiettivo di salvare il brand, ma solleva interrogativi sulla sua autenticità e direzione futura.

Perché un rebranding totale? La crisi come motore del cambiamento

Partiamo dalla colonna centrale del ragionamento: stiamo parlando di un brand che è fuso nella persona che lo ha creato. La decisione di azzerare tutto non è stata una mossa improvvisata per un brand strettamente legato alla reputazione della sua fondatrice. Il crollo di immagine di Chiara Ferragni ha avuto un impatto devastante sull’azienda.

Le persone che hanno giudicato moralmente Chiara Ferragni in qualità di persona, si sono affrancate eliminando dai propri acquisti il brand:

Il vecchio brand, con il suo iconico occhio glitterato e l’estetica pop e rosa, era diventato un simbolo del passato da cui distanziarsi: “chiudiamo quell’occhio” e ripartiamo da zero.

Prima di analizzare cosa hanno ideato per Chiara Ferragni Brand è bene ricordarsi come ci siano già stati altri casi di “crollo delle vendite di una brand” e come diverse strategie hanno portato a casi di successo Abercrombie & Fitch e casi di ulteriore fallimento Dolce Gabbana in Cina.

Qui un articolo che ci aiuta a ricordare i due casi:
da Dolce Gabbana a Abercrombie & Fitch

La strategia: dal “cancelletto” alla “rivoluzione romantica”

Il rebranding di Chiara Ferragni è stato lanciato con una strategia in tre fasi, studiata per creare un forte impatto comunicativo:

  1. Azzeramento dei social: La prima mossa, d’effetto e già vista per altri marchi come Bottega Veneta o alcuni artisti musicali, è stata la cancellazione di tutti i post dall’account Instagram del brand. Un gesto forte che ha comunicato chiaramente la fine di un’era. Una perdita totale del posizionamento SEO.
  2. Restyling completo: Il brand ha abbandonato il suo logo storico e la palette di colori rosa e glitter. La nuova identità visiva è più minimalista, con un look pulito e l’introduzione di un giallo pastello, in linea con i trend attuali. L’obiettivo è presentare un’immagine più matura e contemporanea.
  3. La nuova narrativa: Il cuore del rebranding è la “Rivoluzione Romantica”, una nuova collezione creata in collaborazione con l’omonimo brand di Alberto Albani e Edoardo Bertuccioli. La linea si basa su messaggi emotivi e autoironici, con capi che riportano frasi come “Illusi da sempre” o “Cuore spezzato”. L’idea è di stabilire una connessione intima e vulnerabile con il pubblico, virando da un’immagine di successo patinato a un’identità più autentica e “umana”.

Rebranding riuscito o falsa autenticità?

La strategia di comunicazione adottata da Chiara Ferragni è oggetto di un’accesa discussione tra gli esperti del settore.

Da “Pensati Libera” a “Club Illusi per Sempre”: c’è qualcosa che stona, manca un’identità di base

Sicuramente uno dei punti deboli di questo nuovo brand è proprio la netta rottura con l’immagine di empowerment e forza che l’imprenditrice aveva veicolato fino a poco tempo fa: l’esempio più lampante è la frase “Pensati Libera”, mostrata a Sanremo 2023, che era diventata un vero e proprio manifesto.

Quel “Pensati Libera”, anche se non originale dell’imprenditrice, era stato abbracciato e promosso come un invito all’emancipazione, alla consapevolezza di sé e alla liberazione dai giudizi esterni.
L’obiettivo era ispirare le donne a sentirsi padrone delle proprie scelte e del proprio corpo, con un tono di sfida e sicurezza. Era un messaggio di forza, indipendenza e successo.

Oggi la collaborazione con “Rivoluzione Romantica”, si basa su un’estetica e una narrativa completamente diverse: con slogan come “Illusi da sempre” e un focus sui “cuori spezzati”, il brand si rivolge a un pubblico che si identifica con le delusioni, le fragilità e la vulnerabilità. Il tono non è più quello della sfida, ma della condivisione di una sofferenza, quasi una autoironia sul fallimento sentimentale e professionale, che però non convince.

Un’evoluzione necessaria o una contraddizione?

La transizione da “Pensati Libera” a “Club Illusi per Sempre” solleva diverse domande.

Cosa avrebbe fatto Blu7 in caso di un rebranding così complesso?

Magari arroganti, ma ci proviamo a rispondere. Ci piace rischiare e aprire dibattiti.

La prima decisione vera è quella di definire di cosa fare del passato: o una rottura definitiva che significava mettere Ferragni nelle retrovie, senza immagine, senza continuità, persona capace di fare da sponsor e manager di altri oppure quella di continuare col salvabile del vecchio.

Ahinoi si è scelta la via di mezzo.

Noi saremmo partiti proprio dal quel “Pensati libera”: rivendicando quelle parola pronunciate all’apice della carriera anche in un momenti di crisi, manda un messaggio forte al pubblico, fa capire che non era solo uno slogan comodo, un trend da abbracciare in un momento comodo, ma una parte consapevole della propria identità: “Anche se ho sbagliato, anche se l’ho fatta grossa, io mi penso libera”. 

Questo sarebbe ridefinire la missione del marchio: non si tratta più di un brand aspirazionale che vende un sogno di perfezione, successo e stile, ma di un’entità, in questo caso una persona, che celebra l’autenticità in tutte le sue sfaccettature. La nuova identità si baserebbe sulla filosofia che l’imperfezione non è un difetto, ma un segno di onestà e umanità. La missione non sarebbe più solo vendere prodotti, ma anche educare il pubblico a riconoscere la differenza tra l’immagine e la realtà, e a valorizzare la vulnerabilità come una forza.

Per fare solo un piccolissimo esempio senza un elaborato lavoro di brainstorming, la comunicazione avrebbe potuto iniziare con una frase potente come: “Pensati Libera… anche di ammettere i tuoi errori.” Questo avrebbe collegato direttamente il messaggio di Sanremo alla situazione attuale, mostrando un’evoluzione e una maturità. Un Tone of Voice umile, vulnerabile, diretto e l’assenza di un linguaggio corporate avrebbe creato una connessione emotiva, mostrando la persona dietro il personaggio. E poi da qui pianificare tutta la strategia, ma dato che non ce l’hanno chiesta, ci fermiamo qui!

In conclusione, il parallelo tra i due messaggi non è una semplice contraddizione, ma la prova di un cambiamento di strategia di comunicazione molto profondo. Il brand si sta allontanando dall’immagine di “successo inattaccabile” per abbracciare un’estetica e un racconto più introspettivi, cercando una nuova via per la ricostruzione della propria reputazione.

Ci piace parlarne e analizzare perché il rebranding di Chiara Ferragni è un caso di studio esemplare per il marketing moderno: dimostra come la reputazione di un personal brand sia un asset fondamentale per l’azienda e come, di fronte a una crisi, la capacità di reinventarsi sia l’unica strada percorribile. Come sempre è solo  il tempo a dirci se la “Rivoluzione Romantica” riuscirà a riconquistare la fiducia del pubblico e a rilanciare il brand sul mercato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *