In Blu7, agenzia di marketing strategico, consideriamo una attività fondamentale per ogni azienda la capacità di individuare i propri stakeholder: non si tratta di un esercizio teorico, ma di un atto concreto di posizionamento, visione e influenza.
In questo articolo spieghiamo chi sono gli stakeholder, perché è essenziale definirli, come riconoscerli nei contesti aziendali, quali strategie di gestione adottare e con quali strumenti misurarne l’impatto.
Affronteremo anche i principali errori da evitare e le pratiche che trasformano una relazione passiva in coinvolgimento attivo e generativo.
Chi è uno stakeholder
Dalla definizione di stakeholder, ai portatori di interesse
Nel linguaggio aziendale, lo stakeholder è colui che ha un interesse attivo o passivo nelle scelte, nei prodotti, nelle politiche di un’organizzazione. Non è solo un “portatore di interessi”: è spesso il primo portatore di interesse e notorietà per ciò che l’impresa produce, comunica, crea. Può trattarsi di un dipendente, un cliente, un fornitore, un investitore, una realtà no-profit, una comunità locale, o – in tempi recenti – anche un influencer.
Uno stakeholder può influenzare o essere influenzato dalle attività dell’azienda.
Ed è proprio questa reciprocità a renderlo strategico.
Ignorarlo significa lasciare scoperta una parte del territorio aziendale: spesso, proprio quella più viva e anticipatrice.
Perchè è importante definire gli stakeholder
Definire gli stakeholder è scegliere a chi stai parlando (e chi ascolterai davvero)
Individuare gli stakeholder significa mettere a fuoco chi davvero ha voce e impatto nelle dinamiche della tua azienda. È un esercizio di chiarezza strategica, che permette di capire chi ti osserva, chi ti valuta, chi ti sostiene – o chi può mettere in discussione le tue scelte.
La definizione corretta degli stakeholder non si limita a etichettare soggetti esterni o interni.
Serve per:
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comprendere meglio il tuo cliente potenziale (a partire dai tuoi stessi collaboratori)
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riconoscere i punti di forza e di fragilità di un prodotto prima del mercato
- evitare errori di comunicazione o fraintendimenti nei momenti decisivi
Sottovalutare questo passaggio significa comunicare nel vuoto: senza destinatari, senza alleati, senza anticorpi.
Tipologie di stakeholder: interni, esterni, primari, secondari
Non tutti gli stakeholder sono uguali: ecco come distinguerli (e trattarli)
Gli stakeholder si dividono in due grandi categorie:
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Interni: dipendenti, soci, manager. Sono dentro l’azienda, la conoscono, la vivono ogni giorno. E spesso sono anche i primi tester – e critici – di ciò che si produce.
ESEMPIO: hai presente quando un dipendente comunica quella che secondo lui è una miglioria del prodotto, del servizio o del processo di produzione? Questo avviene perchè lui è uno stakeholder, perchè lui o lei conoscono benissimo il prodotto.
- Esterni: clienti, fornitori, enti pubblici, associazioni, media, comunità locali. Sono fuori dall’organizzazione, ma ne percepiscono l’impatto (e lo raccontano agli altri).
Un’altra distinzione fondamentale è quella tra:
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Stakeholder primari: decisivi per la sopravvivenza aziendale. Clienti, dipendenti, partner commerciali, investitori.
- Stakeholder secondari: meno centrali, ma capaci di influenzare l’opinione pubblica e le istituzioni. Pensiamo ai media, ai gruppi di pressione, ai cittadini attivi.
Approfondisci la differenza tra Stakeholder ed Influencer
Ogni categoria richiede linguaggi, tempi, strumenti di coinvolgimento diversi. Non si può parlare a tutti nello stesso modo. Ma si può – e si deve – ascoltarli tutti, con lucidità e metodo.
Come identificare gli stakeholder nella tua azienda
Il primo stakeholder è sempre interno. Se non convince noi, non convincerà nessun altro.
Identificare gli stakeholder significa mappare chi entra davvero in relazione con la tua azienda – e non solo a livello contrattuale o operativo.
Si parte dall’interno: un buon prodotto deve prima convincere chi lo progetta, chi lo vende, chi lo rappresenta.
Solo dopo si guarda fuori: clienti, fornitori, investitori, enti locali, realtà no-profit.
Ma l’ordine è fondamentale: un’azienda che non ascolta i suoi dipendenti, raramente ascolterà bene i suoi clienti.
Strumenti pratici per l’identificazione:
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Analizza i tuoi processi e i punti di contatto reali
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Traccia tutte le interazioni che generano feedback (espliciti o impliciti)
- Valuta chi ha influenza diretta o indiretta sul successo di un progetto
Non cercare stakeholder teorici. Cerca quelli veri, vivi, già attivi – anche se silenziosi.
Strategie di gestione degli stakeholder
Gestire uno stakeholder non vuol dire “calmarlo”: vuol dire coinvolgerlo con lucidità.
Una volta identificati, gli stakeholder vanno gestiti non con azioni reattive, ma con una strategia proattiva e relazionale.
La gestione non è un modulo da compilare: è una conversazione continua, fatta di obiettivi condivisi, conflitti affrontati, trasparenza costante.
Strategie efficaci includono:
- Comunicazione regolare: chiara, tempestiva, non solo “quando serve”
- Costruzione della fiducia: dire la verità anche quando è scomoda
- Risposta strutturata ai problemi: gli stakeholder capiscono gli errori, se vedono che impari
L’errore più comune? Limitarsi al “feedback post consegna”. Una strategia di gestione efficace coinvolge lo stakeholder prima, durante e dopo, evitando sorprese, reazioni scomposte o silenzi che diventano ostilità.
Vantaggi dell’engagement degli stakeholder
Stakeholder coinvolti = decisioni migliori, reputazione più solida, obiettivi più chiari
Coinvolgere attivamente gli stakeholder non è solo una buona prassi: è una leva di valore che agisce su più livelli. Il vantaggio principale è la possibilità di costruire strategie condivise, capaci di anticipare bisogni reali, correggere rotta prima del fallimento, trasformare opinioni in alleanze.
I benefici più concreti:
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Conoscere meglio i bisogni reali (non quelli che immaginiamo)
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Aumentare la fiducia verso il brand e i suoi rappresentanti
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Generare collaborazione tra azienda, mercato e territorio
- Attivare ambasciatori spontanei, che diventano voce e volto della tua proposta
Coinvolgere gli stakeholder non significa inseguire il consenso. Significa produrre coerenza tra visione interna e percezione esterna.
Migliori pratiche per coinvolgere gli stakeholder
Un progetto ben fatto è spesso frutto di un coinvolgimento ben gestito
Perché uno stakeholder si senta parte attiva di un progetto, servono quattro passaggi fondamentali:
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Identificare chiaramente i soggetti coinvolti, mappandone ruoli e aspettative
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Comunicare con continuità, senza attendere il momento critico per attivare un dialogo
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Coinvolgerli nelle decisioni, rendendoli coprotagonisti, non semplici testimoni
- Creare spazi (anche digitali) dove partecipare e portare valore, come community online, gruppi di lavoro, canali social condivisi
Se non hai pensato a dove e come il tuo stakeholder potrà esprimersi, non lo stai davvero coinvolgendo.
Errori comuni nella gestione degli stakeholder
Lo stakeholder può essere il tuo miglior alleato. O il tuo peggior detrattore.
Il primo errore è entrare in contrasto diretto con uno stakeholder senza cercare un punto di contatto. Come può essere tuo ambasciatore positivo, può diventarlo in negativo – con effetti amplificati dai canali digitali.
Altri errori frequenti:
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Coinvolgerlo solo a posteriori, quando le decisioni sono già prese
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Ignorare il suo punto di vista, soprattutto nei momenti di cambiamento
- Comunicare solo quando serve qualcosa, dimenticando la relazione di lungo periodo
Anche un cambiamento giusto, se mal comunicato, può essere rifiutato. Non è questione di ragione, ma di fiducia.
Conclusioni
La gestione degli stakeholder non è un capitolo secondario: è parte del DNA di ogni azienda che voglia essere ascoltata, compresa e riconosciuta.
In Blu7 lavoriamo perché ogni progetto parta da una domanda semplice ma decisiva:
Chi è davvero coinvolto in ciò che stiamo per fare – e come possiamo includerlo fin dall’inizio?
Solo così un’azienda può crescere con senso, con consapevolezza e con alleanze vere.
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