di Alessandro Sottocornola, Blu7 su ispirazione di un video di Matteo Flora

Ognuno la vita la misura come vuole, ognuno ha il suo parametro di felicità: chi guarda il conto in banca, chi nel possesso di una casa, auto, viaggi, amori e chi decide che il suo metro e stile di vita sia una Guinness.
Metti che questa persona sappia utilizzare l’Intelligenza Artificiale ed il vaso di Pandora è davanti a te. (dati originali di Matteo Flora).

Rachel ha chiamato tremila pub. Nessuno se n’è accorto.

Un tizio paga quasi 8 euro per una pinta di Guinness a Dublino. Tanti, troppi secondo lui. Non fa scenate e non protesta si interroga su quale sia il prezzo medio in Irlanda della sua birra preferita.
Decide e chiama tremila pub irlandesi in una settimana per sapere quanto costa una birra in tutto il paese.
Non li chiama lui: li chiama Rachel, un’intelligenza artificiale con l’accento dell’Irlanda del Nord, che fa conversazione amabilmente e i baristi nella stragrande maggioranza dei casi non si accorgono nemmeno di stare parlando con una macchina.
Con i dati raccolti, usa Claude di Anthropic per costruire il Guinn-Index: un indice dei prezzi in tempo reale. La media irlandese è 6 euro, il prezzo più comune è 5,50, il pub più caro arriva a 11. Dublino, ovviamente, sta sopra la soglia circa 7 euro.

Per chi non lo sapesse esiste già il McDonalds price, ovvero si registra il prezzo del panino base di McDonald’s nel mondo e si hanno alcuni indici dei consumi e del caro vita. Ma qui siamo in Irlanda e analizziamo cosa succede dopo.

Si è sparsa la voce di questo Index che si aggiorna costantemente e i proprietari di pub hanno cominciato ad abbassare i prezzi. Non perché qualcuno glielo abbia ordinato. Perché con un prezzo trasparente, i clienti avrebbero guardato l’indice e sarebbero andati altrove. La trasparenza ha fatto quello che nessuna regolamentazione era riuscita a fare: ha cambiato il comportamento di chi fissa i prezzi.

Giornata Internazionale della Birra

Il mercato che si autoregola e ci fa sorridere

Fin qui la storia ci ricorda un po’ Robin Hood, un po’ startup garage, un po’ favola del mercato che si autoregola grazie alla tecnologia, ci piace e ci fa sorridere: la tecnologia panacea di tutti i mali.

E qui si fermi il sorriso.

Perché lo stesso identico stack tecnologico, voce sintetica, modello linguistico, agente autonomo, può costruire il Guinn-Index oppure può truffare migliaia di persone con chiamate automatizzate che si presentano come Rachel, come il tuo medico, come il servizio clienti della tua banca. Lo stesso accento calibrato, la stessa fluidità conversazionale, la stessa capacità di non essere riconosciuta come macchina. Cambia l’intenzione di chi la configura. Non cambia nient’altro.

Questo è il punto che trovo più inquietante e più onesto da ammettere: la tecnologia non è mai neutrale nell’uso, ma è perfettamente neutrale nella struttura. Rachel non ha valori. Ha parametri. Ed è esattamente questa assenza di orientamento interno che la rende così potente e così pericolosa allo stesso tempo.

La trasparenza accessibile a chiunque: una rivoluzione silenziosa

La storia del Guinn-Index ci racconta qualcosa di preciso su come funziona la trasparenza quando diventa accessibile a chiunque. Un singolo individuo, con strumenti che oggi costano pochi dollari al mese, ha fatto quello che nessun regolatore europeo è riuscito a fare: mappare i prezzi reali di un mercato opaco, in tempo reale, su scala nazionale. L’industria farmaceutica americana spende miliardi per garantire esattamente il contrario, per rendere i prezzi non comparabili, non tracciabili, strutturalmente opachi. Stessa tecnologia disponibile anche lì. Diversa architettura del potere intorno.

Il gestore del pub che abbassa il prezzo di cinquanta centesimi non è diventato più buono. Ha risposto a una pressione sociale. La domanda che dovremmo farci non è se Rachel sia utile o pericolosa è chi la configura, con quali obiettivi, e chi paga le conseguenze quando viene usata male: se la pressione sociale fosse nella direzione sbagliata?

Il vero problema non è la tecnologia. È la velocità.

Perché il problema con la dualità tecnologica non è che esiste, è sempre esistita, dall’ascia alla stampa a caratteri mobili: è come se creasse una frattura chi sta di qua e rimane senza e chi va di là ed in questo caso non si sa dove.
Il problema è la velocità con cui si scala questa tecnologia: Rachel ha chiamato tremila pub in una settimana. Un’operazione di frode telefonica con lo stesso sistema potrebbe raggiungere trecentomila persone nello stesso tempo, con la stessa credibilità, senza che nessuno se ne accorga finché non è troppo tardi.

La storia della Guinness fa ridere perché l’esito è buono e il bersaglio è simpatico: i prezzi esagerati di un pub a Dublino. Ma noi dobbiamo riflettere non sulla birra, ma su Rachel che risponde, in tono amabile, e nessuno capisce con chi sta parlando.

Ci sarà un momento, probabilmente già c’è stato, in cui qualcuno ha risposto a una chiamata pensando di parlare con un essere umano e quella conversazione non aveva come obiettivo l’indice dei prezzi della Guinness.

Di quel momento non ridiamo. Ma era la stessa voce.

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