Una saracinesca abbassata, un cartello «affittasi» scolorito dal sole, il numero di telefono che nessuno chiama più. Fino a qualche anno fa lì c’era una cartoleria, o una merceria, o un alimentari dove ti chiamavano per nome. Lo sai anche tu: nella tua strada ce n’è almeno una.

Ha un nome, questa cosa: desertificazione commerciale. E non è una sensazione. È un conto che qualcuno tiene ogni anno.

Un negozio su quattro, in tredici anni

Il conto lo tiene l’Ufficio Studi di Confcommercio, che a marzo 2026 ha pubblicato l’undicesima edizione del suo rapporto sulle città, con un titolo che non lascia spazio: «Accelera la desertificazione» (nota 1). Fra il 2012 e il 2025 in Italia sono spariti 156mila punti vendita fra negozi e ambulanti. Più di uno su quattro. Nel 2012 c’erano 11 negozi ogni mille abitanti, oggi sono 8.

Non chiudono tutti allo stesso modo. Alcune categorie si sono quasi dimezzate, altre crescono.

Chi chiude e chi apre: imprese attive in Italia per categoria, 2012-2025 Grafico a barre divergenti, variazione percentuale delle imprese attive dal 2012 al 2025. Edicole meno 52,7%; carburanti meno 43,6%; abbigliamento e calzature meno 35,6%; libri e giocattoli meno 28,5%; mobili e ferramenta meno 28,3%; bar meno 20,9%; alimentari meno 9,3%; computer e telefonia più 1,5%; farmacie più 14,7%; ristoranti più 18,4%; altri alloggi più 104,5%; e-commerce, porta a porta e distributori automatici più 105,5%. Chi chiude e chi apre Imprese attive in Italia, variazione percentuale dal 2012 al 2025. Edicole−52,7% Carburanti−43,6% Abbigliamento e calzature−35,6% Libri e giocattoli−28,5% Mobili e ferramenta−28,3% Bar−20,9% Alimentari−9,3% Computer e telefonia+1,5% Farmacie+14,7% Ristoranti+18,4% Altri alloggi (B&B e simili)+104,5% E-commerce e vendita a distanza+105,5% Fonte: Confcommercio, «Città e demografia d’impresa», 11ª edizione, 12 marzo 2026, su dati Centro Studi Tagliacarne.

Traduco: chiudono i negozi dove si va a comprare una cosa che si trova anche altrove, più comoda o più economica. Il giornale, il libro, la maglietta, il cacciavite. Resistono e crescono quelli dove si va per un servizio o per un’esperienza: la farmacia, il ristorante. E crescono più di tutti, raddoppiando, quelli che vendono senza bancone: e-commerce, vendita a domicilio, distributori automatici.

C’è un dettaglio che smonta una consolazione molto diffusa. Il rapporto lo scrive chiaro: non è vero che bar, ristoranti e alberghi prendono il posto dei negozi. La differenza va a ingrossare il numero dei locali sfitti (nota 1). La saracinesca abbassata, appunto.

Firenze: chi ci abita e chi ci passa

Firenze, a guardarla dall’alto, sta meglio della media. Nella classifica dei 122 comuni studiati da Confcommercio è al 98° posto: fra il 2012 e il 2025 ha perso il 21,9% dei suoi negozi e ambulanti, meno di tante altre città (nota 1). Fin qui, quasi una buona notizia.

Il punto è cosa ha perso e cosa ha guadagnato. Confcommercio pubblica anche i numeri comune per comune, separando il centro storico dal resto della città (nota 2). Guarda cosa è successo dentro i viali.

Centro storico di Firenze: imprese attive nel 2012 e nel 2025 Barre accoppiate per il centro storico di Firenze. Alimentari: 188 nel 2012, 128 nel 2025. Libri e giocattoli: 86 e 51. Edicole: 51 e 30. Mobili e ferramenta: 129 e 89. Abbigliamento e calzature: 470 e 403. Ristoranti: 400 e 573. Altre forme di alloggio, cioè B&B e simili: 177 e 409. Dentro i viali: meno spesa, più ospiti Centro storico di Firenze, imprese attive per categoria. 2012 2025 Alimentari188128 Libri e giocattoli8651 Edicole5130 Mobili e ferramenta12989 Abbigliamento e calzature470403 Ristoranti400573 B&B e altri alloggi177409 Fonte: Confcommercio, «Città e demografia d’impresa», 11ª edizione, foglio Toscana, comune di Firenze, centro storico.

Nel centro storico gli alimentari sono passati da 188 a 128: uno su tre non c’è più. Libri e giocattoli da 86 a 51, le edicole da 51 a 30. Nello stesso tempo i B&B e le altre forme di alloggio sono più che raddoppiati, da 177 a 409. I ristoranti sono saliti da 400 a 573 (nota 2).

Traduco: il centro di Firenze perde i negozi di chi ci abita e guadagna quelli di chi ci passa. Il pane, il quaderno, il giornale servono a chi vive lì. Il letto per tre notti e la cena servono a chi arriva col trolley. Chissà perché, i residenti se ne accorgono prima delle statistiche.

E fuori dal centro? Lì il commercio al dettaglio è calato ancora di più: da 3.256 a 2.566 imprese, il 21% in meno contro il 17% del centro storico (nota 2). Anche nei quartieri crescono B&B e ristoranti, ma i negozi calano più che in centro: lì la saracinesca abbassata è sotto casa di chi resta.

Quanto costa una saracinesca abbassata

Questo è un pezzo della rubrica economica, quindi parliamo di soldi. Una strada che si svuota non costa solo al negoziante che chiude. Secondo un’indagine di Confcommercio con SWG, una casa in un quartiere colpito dalla desertificazione commerciale vale il 16% in meno. La differenza rispetto a un quartiere pieno di negozi può arrivare al 39% (nota 3). L’80% degli italiani dice di provare tristezza davanti alle saracinesche abbassate e il 73% collega le chiusure a una vita peggiore nel quartiere. Il negozio sotto casa, insomma, entra anche nel prezzo della casa.

Poi c’è il domani. Confcommercio ha provato a proiettare le tendenze al 2035 (nota 4).

Negozi in meno in Italia entro il 2035, tre scenari Grafico a barre orizzontali, negozi al dettaglio in meno in Italia entro il 2035 secondo tre scenari di Confcommercio. Con politiche di rigenerazione: circa 66mila. Se le tendenze proseguono senza interventi: 114mila. Scenario peggiorativo: oltre 134mila. Il 2035 dipende da cosa facciamo adesso Negozi al dettaglio in meno in Italia entro il 2035, secondo tre scenari. Con politichedi rigenerazione−66mila Se nessunointerviene−114mila Scenariopeggiorativooltre −134mila Fonte: Confcommercio, nota «Il futuro del commercio al dettaglio in Italia», 15 novembre 2025; rapporto del 12 marzo 2026.

Se nessuno interviene, entro il 2035 spariscono altri 114mila negozi. Con politiche di rigenerazione urbana e commerciale ne sparirebbero circa 66mila. La differenza, quasi 50mila negozi, è il valore di quello che si decide di fare adesso. E c’è un dettaglio che non rassicura: nel 2025 il calo osservato è stato del 3,1%, più veloce del 2,2% annuo su cui era costruita la previsione (nota 1).

Il dato che consola, a metà

Non è tutto nero. Per onestà va detto. Fra il 2012 e il 2023 le imprese del commercio al dettaglio in sede fissa sono calate del 20%, ma le persone che ci lavorano sono rimaste praticamente le stesse (nota 1). I negozi diventano meno numerosi e più grandi. Il lavoro, nel complesso, non sparisce: si concentra. Il problema è dove si concentra: raramente sotto casa tua.

Il secondo segnale è nel grafico di prima. Le imprese che vendono a distanza sono più che raddoppiate: erano 14mila nel 2012, sono quasi 29mila nel 2025 (nota 1). Ne avevamo parlato raccontando l’e-commerce italiano in record, con Firenze fra le prime città.

Cosa può fare chi ha un negozio

Non ho la ricetta per salvare le città, quella spetta a chi governa. Ma chi ha una bottega può fare alcune cose già da lunedì. Le metto in ordine di costo.

  1. Farsi trovare. Quando qualcuno cerca «ferramenta vicino a me», Google guarda anche tre righe: nome, indirizzo e telefono, che devono essere scritti uguali ovunque. Costa zero e lo spiega bene questo nostro articolo.
  2. Vendere anche dove il cliente sta cercando. Non serve un e-commerce da subito: una prenotazione su WhatsApp, il ritiro in negozio, il catalogo dei pezzi che hai davvero. Le imprese che vendono a distanza sono la categoria che cresce di più: entraci dalla porta piccola.
  3. Diventare un servizio, non solo uno scaffale. Farmacie e negozi di telefonia crescono mentre gli altri chiudono. La mia lettura è che lì il cliente va anche per un consiglio, una riparazione, un’assistenza che online non trova. Chiediti cosa sai fare tu che un pacco non fa.
  4. Fare squadra con la via. Da soli si chiude uno per volta. Insieme si fanno eventi, promozioni, raccolte che portano gente in strada. Il Comune di Firenze ad agosto ha messo 100mila euro per i progetti di centri commerciali naturali e associazioni di commercianti, fino a 5.000 euro a progetto (nota 5). La scadenza era il 15 settembre ed è passata: la prossima volta si arriva preparati se il gruppo esiste già. Anche le iniziative con le scuole del quartiere funzionano, lo abbiamo visto con i buoni scuola dei supermercati.

Adesso pensa alla tua strada fra dieci anni. Quale delle saracinesche che oggi sono alzate vorresti trovare ancora aperta? E cosa stai facendo, oggi, perché la tua sia una di quelle?

Fonti e note dell’autore

  1. Confcommercio, Ufficio Studi (Mariano Bella, Francesco Lioci, Pasquale Mirante), «Città e demografia d’impresa, 11ª edizione: Accelera la desertificazione», 12 marzo 2026, su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, imprese attive 2012-2025. Commercio al dettaglio in sede fissa da 551,3 a 422,4 mila (−23,4%), ambulanti da 93,8 a 66,4 mila (−29,2%), alloggio e ristorazione +5,9% (pag. 7); variazioni per categoria a pag. 8; classifica dei 122 comuni a pag. 12 (Firenze 98ª, −21,9%, sede fissa e ambulanti); proiezione al 2035 e calo 2025 a pag. 13; imprese e addetti 2012-2023 a pag. 21 (sede fissa −20,3% le imprese, +0,2% gli addetti).
  2. Confcommercio, foglio dati Toscana dell’11ª edizione, comune di Firenze, imprese attive 2012 e 2025, centro storico e resto della città. Le percentuali sono calcoli miei sui numeri assoluti: commercio al dettaglio nel centro storico da 1.753 a 1.460 (−16,7%), fuori dal centro da 3.256 a 2.566 (−21,2%); alimentari e bevande nel centro da 188 a 128 (−31,9%).
  3. Confcommercio con SWG, indagine sulla desertificazione commerciale, comunicato 180/2025 del 20 novembre 2025: 1.202 interviste online a cittadini fra 18 e 80 anni.
  4. Confcommercio, Ufficio Studi, «Il futuro del commercio al dettaglio in Italia: tendenze e proiezioni al 2035», 15 novembre 2025: scenario con politiche di rigenerazione −12,4% (circa 66mila imprese), scenario peggiorativo −25,1% (oltre 134mila). Lo scenario senza interventi, −114mila, è ripreso nel rapporto del 12 marzo 2026.
  5. Comune di Firenze, avviso per i contributi alle iniziative del commercio fiorentino, 6 agosto 2026: 100mila euro, massimo 5.000 euro a progetto fino all’85% delle spese, priorità alle attività interessate dai cantieri della tramvia e alle botteghe storiche; domande entro il 15 settembre 2026.

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