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«Via Roma 12» sul sito, «V. Roma 12/A» sulla scheda Google, «via roma, 12» su una directory aperta sei anni fa da un fornitore. Il telefono con il prefisso in un posto, senza in un altro, in un terzo un numero che non risponde più. Il nome dell’attività scritto in tre modi diversi.

Sembrano dettagli da pignoli. Per chi vuole essere trovato in zona, sono le tre righe che contano di più.

Cos’è il NAP

Nel gergo di chi fa SEO locale si chiama NAP, dalle iniziali inglesi di name, address, phone: nome, indirizzo e telefono. La regola è una sola: devono essere scritti identici ovunque compaiano. Sul sito, sulla scheda Google, sui social, sulle directory, perfino in fondo alle email.

Perché conta

Perché i motori di ricerca (e ormai anche gli assistenti AI) si fidano di un’informazione quando la ritrovano uguale in più posti. Tre indirizzi leggermente diversi non vengono letti come tre modi di scrivere la stessa cosa: vengono letti come un dubbio.

Google lo scrive chiaro nelle sue linee guida per le schede delle attività: il nome deve riflettere quello reale dell’attività, usato in modo coerente sull’insegna, sul sito, sulla carta intestata e come la conoscono i clienti.

Gli errori che vediamo più spesso

Le parole chiave dentro il nome. «Rossi Arredamenti Firenze Cucine su Misura» al posto di «Rossi Arredamenti». Sembra furbo e non lo è: le linee guida di Google vietano di aggiungere slogan e informazioni superflue al nome; e riservano la sospensione della scheda a chi le viola.

Un numero che non porta a te. Il centralino di un gruppo, il cellulare di un socio che nel frattempo ha cambiato lavoro. Google chiede un numero collegato direttamente alla tua sede.

L’indirizzo che cambia da un posto all’altro. Soprattutto dopo un trasloco: il sito viene aggiornato, la scheda Google anche. Le directory aperte anni prima continuano a dire la vecchia via.

Le fonti dimenticate. Pagine Facebook di una vecchia campagna, profili aperti per prova, schede create da qualcun altro. Nessuno le guarda, i motori sì.

Lo abbiamo fatto su noi stessi

A luglio abbiamo controllato il nostro sito con lo stesso metodo che usiamo per i clienti. Sul sito di Blu7 giravano tre numeri di telefono diversi, in pagine diverse: uno era quello giusto, uno era un cellulare personale finito lì per comodità anni fa, il terzo nessuno si ricordava più da dove venisse. Li abbiamo unificati ovunque, compresi i dati strutturati che leggono i motori di ricerca. Non ce ne eravamo mai accorti: è il genere di cosa che si vede solo cercandola.

Il controllo in mezz’ora

Si prende un foglio e si scrivono nome, indirizzo e telefono esattamente come dovrebbero essere, virgole comprese. Poi si confronta con:

  1. il piè di pagina e la pagina contatti del sito;
  2. la scheda Google della tua attività;
  3. la pagina Facebook e il profilo Instagram;
  4. le directory in cui compari (cercando il nome della tua attività su Google, escono da sole);
  5. la firma delle email e le fatture.

Ogni differenza, anche una sola lettera, si corregge. Per le schede che non controlli più si chiede la rimozione o la modifica a chi le gestisce.

Se hai più sedi il lavoro si moltiplica. C’è qualche accortezza in più, che abbiamo raccolto in come si struttura una pagina per ogni sede.

In una riga

Nome, indirizzo e telefono devono essere uguali ovunque, lettera per lettera. È il lavoro meno appariscente della SEO locale e uno dei più redditizi, perché costa mezz’ora e toglie ai motori di ricerca l’unico dubbio che non dovrebbero avere: dove sei e come ti si trova.

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