Per il mese di maggio 2022, abbiamo scelto due campagne pubblicitarie. Una è un esempio ben riuscito di naming tanto insolito quanto azzeccato, per le finalità del prodotto commercializzato.
La seconda, invece, rappresenta un caso virtuoso di comunicazione integrata per il destination marketing.

Stiamo per parlare, quindi, dell’ultima novità di Alpro e della promozione turistica ad opera della Regione Marche

Alpro e come dire una cosa senza dirla

Il prodotto di Alpro di cui parleremo è arrivato sugli scaffali dei supermercati italiani prima di maggio, ma è stato a partire dalla piena primavera che si è sentito tanto parlare della fantomatica bevanda al gusto di latte.

Ma come mai questa attenzione improvvisa? Più che per la bevanda in sé, che di certo accontenta le esigenze di un gruppo piuttosto assortito di persone, se n’è parlato per un escamotage linguistico da manuale di copywriting per il naming.

Facciamo un passo alla volta, però. Alpro è un’azienda che produce bevande vegetali fin dagli anni ‘80, portando sul mercato un’alternativa al latte vaccino. Una scelta che ha agevolato, in primis, gli intolleranti al lattosio e, in secondo luogo, chi ha adottato uno stile alimentare di stampo vegetariano o vegano, per ragioni salutistiche e/o ambientaliste.

Allo stato attuale delle cose, in base a quanto si legge anche sul sito istituzionale Alpro, la filosofia aziendale spinge molto sull’idea di voler sostenere “la scelta giusta”. Naturalmente, la scelta giusta è vegetale ed è rispettosa dell’ambiente.

Bastano queste sintetiche informazioni per inquadrare la visione di Alpro e, quasi di certo, anche il target a cui sono rivolti i suoi prodotti.

Veniamo alla più recente novità immessa sul mercato. Si tratta di una bevanda a base di avena e proteine del pisello, 100% vegetale e, a quanto pare, sembra avere un sapore e anche una consistenza decisamente simili a quelle del latte vaccino. 

Tanto è vero, questo prodotto ha un nome davvero originale, tale da salvare capre (e ci mancherebbe!) e cavoli: lascia intendere l’affinità con il latte, affermando chiaramente di non esserlo affatto.

E infatti, la bevanda è chiamata e promossa a suon di: “Shhh…Questo Non è Lat*e

Sul pack del prodotto, l’asterisco che camuffa la parola “latte” è sostituito da una goccia. 

In altre parole, la creatività è stata d’aiuto non solo per dare un nome insolito alla bevanda vegetale, ma proprio per scansare i problemi derivanti dalla presenza della parola “latte” su etichette, nel claim e, naturalmente, ovunque nel web. Il punto è che, per definizione, il latte non è e non può essere vegetale. Be’, è anche il caso di osservare che la dicitura “gusto latte” è in genere sufficiente per non essere fuorvianti nella comunicazione. 
Detto questo, l’espediente comunicativo è a suo modo divertente. Qualcuno avrà pensato anche a René Magritte (“Ceci n’est pas une pipe”, ndr), ma sta di fatto che il gioco di parole non è solo una trovata creativa, ma forse anche un modo per dire, tra le righe, che il cibo vegetale non è meno buono, non è meno “divertente” del cibo di derivazione animale.

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