Il 2 agosto 2026 diventa pienamente applicabile l’articolo 50 dell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. È la parte della norma dedicata alla trasparenza: i chatbot devono dichiararsi, i contenuti generati dall’AI vanno marcati ed etichettati. E non riguarda solo le grandi piattaforme: tocca qualunque azienda che abbia un assistente virtuale sul sito, pubblichi testi o immagini generati, o usi l’intelligenza artificiale nella comunicazione verso i clienti.

La data non è simbolica. Dal 2 agosto gli obblighi diventano esigibili e le violazioni sanzionabili: fino a 15 milioni di euro o, se superiore, al 3% del fatturato mondiale annuo; per le piccole e medie imprese si applica il più basso dei due importi. Il 10 giugno la Commissione europea ha pubblicato il codice di buone pratiche sulla marcatura e l’etichettatura dei contenuti generati, l’ultimo tassello operativo prima della scadenza.

La panoramica generale del regolamento, con la piramide del rischio e gli obblighi già attivi, è nell’articolo EU AI Act: cosa cambia davvero per le imprese: qui il focus è operativo, tutto sull’articolo 50.

AI Act · articolo 50 · la trasparenza in tre date

2 ago 2026

gli obblighi diventano esigibili

15 M€ o 3%

tetto delle sanzioni

10 giu 2026

codice di buone pratiche UE

In pratica: cosa impone l’articolo 50 (in 60 secondi)

Chi parla con una macchina deve saperlo. Chatbot, assistenti virtuali e voicebot devono presentarsi come sistemi di intelligenza artificiale fin dal primo contatto, a meno che non sia evidente dal contesto. Vale per il servizio clienti sul sito, su WhatsApp Business, al telefono.

I contenuti generati vanno marcati. Chi fornisce sistemi di AI generativa deve incorporare negli output un contrassegno leggibile dalle macchine (il watermarking), una sorta di filigrana tecnica che dichiara l’origine artificiale del file. Per le aziende che usano questi strumenti l’implicazione è pratica: scegliere piattaforme che applicano la marcatura.

I deepfake vanno etichettati. Immagini, audio e video generati o manipolati che mostrano persone o fatti apparentemente reali devono essere dichiarati in modo chiaro e visibile da chi li pubblica.

Anche i testi, quando informano il pubblico. Un testo generato dall’AI e pubblicato per informare su temi di interesse pubblico va dichiarato, a meno che non ci sia stata una revisione umana con responsabilità editoriale.

Chi è coinvolto (e chi può stare tranquillo)

L’AI Act distingue tra fornitori, chi sviluppa i sistemi, e utilizzatori, chi li impiega. La maggior parte delle aziende italiane sta nella seconda categoria, e per loro gli obblighi sono più leggeri e circoscritti.

La linea di confine è il pubblico. L’uso interno dell’AI, le bozze di email, le analisi, i riassunti di riunioni, non richiede etichette: l’obbligo scatta quando il contenuto esce verso clienti, utenti o cittadini. Un chatbot rivolto ai clienti deve dichiararsi subito; un documento di lavoro interno no.

C’è però un obbligo che è già in vigore, e spesso passa inosservato: dal febbraio 2025 l’articolo 4 dell’AI Act chiede alle aziende che usano sistemi di intelligenza artificiale di garantire un livello adeguato di alfabetizzazione AI del personale. La formazione, in altre parole, non è un consiglio: è un requisito.

Cosa fare entro il 2 agosto: la checklist

  1. Censire gli usi: dove l’AI tocca clienti e pubblico (sito, chatbot, social, newsletter, immagini).
  2. Far presentare il chatbot: un messaggio d’apertura chiaro («assistente virtuale») risolve l’obbligo principale.
  3. Etichettare ciò che si pubblica: una formula standard per immagini e testi generati, sempre uguale, sempre visibile.
  4. Verificare i fornitori: le piattaforme usate applicano la marcatura leggibile dalle macchine? Se no, meglio saperlo ora.
  5. Formare chi usa l’AI: l’obbligo di alfabetizzazione è già attivo dal 2025.
  6. Documentare le scelte: un registro semplice (dove si usa l’AI, chi controlla, come si etichetta) è la miglior difesa in caso di contestazioni.

Il codice di buone pratiche: lo strumento per non sbagliare

Il codice pubblicato dalla Commissione il 10 giugno è uno strumento volontario in due sezioni: le regole per la marcatura e l’individuazione dei contenuti generati, e quelle per l’etichettatura visibile. Aderire non è obbligatorio, ma è la via più semplice per dimostrare la conformità: chi segue il codice ha un riferimento riconosciuto invece di interpretazioni fatte in casa. Il testo è ora in valutazione di adeguatezza presso la Commissione e il comitato per l’AI.

Cosa fa Blu7 con questo (trasparenza)

Blu7 applica già la prassi sui propri canali: i contenuti generati o rivisti con l’intelligenza artificiale vengono dichiarati. Per le aziende che vogliono arrivare in regola alla scadenza, il lavoro è quello della checklist qui sopra: censimento degli usi, formula di etichetta, messaggio di presentazione del chatbot, verifica dei fornitori e formazione del personale. Niente allarmismi: è un adempimento gestibile, a patto di non ridursi all’ultima settimana.

TL;DR e fonti

Fonti: AI Act, articolo 50 (testo ufficiale) · Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati (Commissione europea)

FAQ

Uso ChatGPT per bozze e documenti interni: devo etichettare qualcosa?
No. Gli obblighi di trasparenza riguardano ciò che raggiunge il pubblico: clienti, utenti, cittadini. Il lavoro interno resta fuori.

Il sito ha una chat gestita da persone: serve una dichiarazione?
No, l’obbligo di presentarsi riguarda i sistemi automatici. Se la chat alterna bot e operatori, il passaggio alla macchina va reso riconoscibile.

Una foto ritoccata è un deepfake da etichettare?
Il ritocco minore no. La manipolazione sostanziale che mostra persone o fatti mai avvenuti sì. I confini fini li preciserà la prassi applicativa, ed è uno dei punti che il codice di buone pratiche aiuta a interpretare.

Le sanzioni scattano subito il 3 agosto?
Gli obblighi sono esigibili dal 2 agosto 2026. L’applicazione concreta passa dalle autorità nazionali di vigilanza, ma arrivare in regola prima costa molto meno che rincorrere dopo. E il pubblico, comunque, l’etichetta la nota da subito.

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