Blu7, azienda in corso di riconoscimento MIM per corsi in aula e online. Iscriviti a 7 Pillole Blu.

C’è un gesto che chiunque usi l’intelligenza artificiale sul lavoro ripete decine di volte al mese: aprire una chat nuova, rispiegare chi siamo, con che tono scriviamo, quali regole rispettare, riallegare il documento della settimana prima. Il risultato arriva, va bene a metà, si corregge a mano. La volta dopo si ricomincia con parole diverse. Anche il risultato lo è.

Le istruzioni che si ripetono si possono scrivere una volta sola, lasciando che sia l’assistente ad andarsele a prendere quando servono. La funzione si chiama competenza riusabile (in inglese Agent Skill) ed è documentata pubblicamente.

Perché ogni volta si riparte da zero

Un assistente AI, in condizioni normali, non ricorda la conversazione di ieri. Ogni chat parte pulita, sa quello che sa in generale più quello che gli scriviamo lì per lì. Le istruzioni vivono dentro il prompt (il testo della nostra richiesta) e muoiono con la conversazione.

Il problema comincia quando il compito torna. Il tono di voce dell’azienda, i termini da non usare mai, la procedura di controllo prima di mandare qualcosa al cliente non cambiano da una richiesta all’altra. Riscriverli ogni volta costa tempo, ma soprattutto li espone alla variabilità di chi scrive: chi li ha in testa li riporta a memoria con sfumature diverse, chi non li ha in testa li omette, senza che nessuno se ne accorga finché il risultato non arriva sbagliato.

La strada per uscirne l’avevamo già indicata nel nostro schema in sette passaggi per scrivere un prompt, il cui secondo passaggio dice di smettere di reinserire ogni volta chi sei, di cosa ti occupi, le regole e i vincoli, raccogliendo tutto in file riutilizzabili da allegare alla conversazione. La competenza riusabile è lo stesso principio con un attore diverso. Il file di contesto lo alleghi tu ogni volta e devi ricordartene tu. La competenza resta installata e la sceglie l’assistente, quando riconosce che la richiesta ricade nel suo campo.

Che cos’è una competenza riusabile

Nella forma più semplice è una cartella con dentro un file di testo, con una breve scheda di identificazione (nome della competenza e descrizione di quando va usata) e sotto le istruzioni vere e proprie, in italiano corrente. Nella stessa cartella si mettono i materiali di supporto, un modello di documento, le regole editoriali, uno schema di dati, un piccolo programma che esegue un controllo automatico.

Chi ha progettato il formato lo ha paragonato alla guida di inserimento che si prepara per una persona appena assunta, in un post di ingegneria pubblicato insieme al lancio. Non si scrive tutto lo scibile, si scrive quello che serve a fare bene quel lavoro lì. La documentazione ufficiale riprende l’immagine per un aspetto solo, l’indice: una guida di inserimento non si legge da cima a fondo, si va al capitolo che serve.

Come l’assistente decide di aprirla

Qui sta la parte che sorprende chi la vede per la prima volta: non si dice all’assistente quale competenza usare, lo decide lui in base alla descrizione che abbiamo scritto. Il caricamento avviene in tre tempi, un meccanismo chiamato apertura progressiva.

  1. All’avvio l’assistente legge soltanto nome e descrizione di tutte le competenze installate. Sono poche righe, quantificate in circa 100 token a competenza (il token è l’unità con cui i modelli contano il testo, all’incirca una parola breve, come spieghiamo nell’articolo sui costi dell’AI a token).
  2. Quando la richiesta corrisponde a una di quelle descrizioni, l’assistente legge il file di istruzioni per intero. Solo in quel momento il contenuto entra in gioco. La misura di riferimento indicata per questo corpo centrale è sotto i 5.000 token.
  3. Solo se servono, l’assistente apre i materiali allegati. Il resto non pesa nulla.

Si possono quindi tenere installate molte competenze senza appesantire il lavoro quotidiano, perché finché non vengono richiamate esistono solo come una riga di indice. La descrizione è la parte più importante del file, l’unica che l’assistente legge sempre e quella su cui decide. Deve dire due cose insieme, cosa fa la competenza e quando va usata. La documentazione fissa un tetto di 64 caratteri per il nome e di 1.024 caratteri per la descrizione e raccomanda di scriverla in terza persona (“elabora i file Excel e genera report”).

Il formato, annunciato il 16 ottobre 2025, è stato pubblicato come standard aperto il 18 dicembre 2025. La cartella funziona quindi anche fuori dal prodotto in cui è nata, su qualsiasi assistente che lo abbia adottato: non è un vincolo permanente a un fornitore, il che cambia parecchio quando si valuta se metterci del lavoro.

Il punto vero: la qualità smette di dipendere dalle persone

In quasi tutte le aziende piccole il metodo di lavoro non è scritto da nessuna parte. Sta nella testa di due o tre persone, si trasmette guardando quello che fanno, si perde quando cambiano ruolo. Chi ha provato a far scrivere un preventivo a un collega nuovo sa come va a finire: corretto nella sostanza, sbagliato in tutto il resto, perché le regole non dette erano venti e nessuno gliele aveva elencate.

Scrivere una competenza riusabile obbliga proprio a quello, mettere per iscritto come si fa una cosa in casa nostra. Il beneficio più grande non è che l’AI lavora meglio, è che il metodo esiste in forma leggibile. Il caso tipico è il documento sempre uguale nella struttura e sempre diverso nella sostanza, dalle comunicazioni periodiche ai clienti di uno studio professionale alle circolari che una scuola manda alle famiglie. Fissarne una volta la struttura, il livello di formalità e le frasi da evitare produce un testo che serve alle persone quanto alla macchina.

Fin qui però è una promessa. Il passaggio che la rende verificabile sta nella procedura documentata: prima di scrivere qualsiasi istruzione, il terzo passo dell’elenco ufficiale chiede di misurare come lavora l’assistente senza la competenza. È la linea di base: alla fine le stesse prove si rifanno con la competenza attiva e si confrontano i due esiti. Senza quella misura la qualità resta un’impressione (“mi sembra che vada meglio”), con quella diventa una differenza osservabile sullo stesso compito. È il passo che trasforma il metodo scritto in un metodo controllabile. È anche quello che si salta più spesso, perché obbliga a guardare in faccia un risultato mediocre invece di correggerlo subito.

Come si costruisce, in pratica

Il metodo indicato dalla documentazione va a rovescio rispetto all’istinto.

Si parte da un fallimento, non da un’idea. Prima si fa fare il compito all’assistente senza nessuna competenza installata, si guarda dove sbaglia, si annota cosa gli è mancato. La guida suggerisce di costruire tre scenari di prova sui punti deboli emersi, prima di scrivere le istruzioni: evita l’errore più comune, documentare problemi immaginari lasciando fuori quello vero.

Poi si scrive il minimo indispensabile, non un manuale, solo quello che colma le lacune osservate. La raccomandazione esplicita è di non spiegare all’assistente cose che sa già, perché ogni riga in più compete con il resto del contesto. Il corpo delle istruzioni sta sotto le 500 righe. Se cresce oltre, si spezza in file separati richiamati per nome.

Infine si prova e si corregge. Si usa la competenza su lavori veri, si osserva dove l’assistente prende una strada inattesa, si torna sul testo. Conviene chiamare sempre la stessa cosa con lo stesso nome: scrivere “campo”, “casella” ed “elemento” in tre punti diversi rende il testo faticoso da seguire, per una persona quanto per un modello.

Ci si può far aiutare dall’AI stessa, raccontandole il lavoro appena fatto e chiedendole di trasformarlo in istruzioni riusabili. La prima stesura va comunque potata a mano, perché tende a essere spiegona.

Dove si rompe

Una competenza scritta male non è neutra, peggiora le cose. Se la descrizione è vaga (“aiuta con i documenti”) l’assistente o la ignora o la tira fuori a sproposito. Se le istruzioni sono ambigue, l’errore che prima capitava a caso ora si ripete identico ogni volta, il rovescio della ripetibilità.

Il secondo limite è che le istruzioni invecchiano insieme al lavoro che descrivono. La documentazione mette in guardia soprattutto dai riferimenti temporali scritti dentro il testo, del tipo “fino a giugno usa la vecchia procedura”, che diventano sbagliati appena passa la data. Meglio scrivere la procedura attuale, tenendo l’eventuale storico in una sezione dichiarata come superata. Senza qualcuno che la rilegga, dopo un anno l’assistente applica con precisione regole che non valgono più.

Il terzo limite riguarda la provenienza. Una competenza contiene istruzioni che l’assistente esegue, quindi installarne una da fonte sconosciuta equivale a installare un programma. La documentazione ufficiale raccomanda solo fonti fidate, con un controllo file per file negli altri casi. Il rischio segnalato comprende la sottrazione di dati e l’uso improprio degli strumenti a cui l’assistente ha accesso.

Un limite pratico, infine: le competenze non si spostano da sole da un ambiente all’altro. Quella caricata sull’assistente in chat non compare nell’ambiente di sviluppo o nell’accesso via programma, va caricata in ognuno separatamente. In alcuni resta personale del singolo utente, in altri è condivisa con tutto lo spazio di lavoro.

Come è fatta la redazione con cui è scritto questo pezzo

Le regole editoriali di blu7.it (tono, punteggiatura, lunghezza di riferimento, obbligo di collegare ogni dato numerico alla riga esatta della fonte) stanno in istruzioni riusabili, insieme ai ruoli che si passano il lavoro fra chi scrive la bozza, chi la controlla e chi decide se va online. Valgono per tutti gli articoli della pagina dedicata all’intelligenza artificiale per le imprese, compreso questo. Il vantaggio non è la velocità, è che quando una regola cambia si cambia in un punto solo.

Domande frequenti

Serve saper programmare?

No. Il cuore di una competenza è un file di testo in italiano corrente. I programmi allegati sono una possibilità in più, utile quando serve un’operazione sempre identica, non un requisito.

Che differenza c’è rispetto a un prompt scritto bene?

Il prompt vale per una conversazione, la competenza per tutte quelle in cui il caso si ripresenta. Chi non ha sistemato il primo livello parta da lì, come raccontiamo nella voce di glossario su prompt engineering.

È la stessa cosa delle istruzioni di sistema?

No. Le istruzioni di sistema sono attive sempre, per tutto quello che l’assistente fa. Una competenza entra in gioco solo quando la richiesta corrisponde alla sua descrizione.

Da quante competenze conviene partire?

Da una, quella che copre la cosa che spieghi più spesso. La documentazione ufficiale non dà una regola su questo, ma nella nostra esperienza conviene procedere per aggiunte: una competenza usata davvero insegna cosa mettere nella seconda meglio di qualsiasi pianificazione a tavolino.

Quanto tempo va messo in conto?

La scrittura vera e propria è la parte corta, il grosso sta nelle prove. Va trattata come un documento interno che si assesta con qualche settimana di uso reale, non come un file che si scrive e si archivia.

Blu7, azienda in corso di riconoscimento MIM per corsi in aula e online. Iscriviti a 7 Pillole Blu.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *