Qualche giorno fa, leggevo un articolo del professor Canducci, esperto in innovazione tecnologica, sempre molto preparato che a sua volta aveva catturato un bellissimo articolo del “The New York Times* e diffuso per la nostra conoscenza: Il Caso del Signor Dahl e della sua assicurazione.
PS: questo articolo è stato parzialmente redatto con la A.I. di chatgpt per reperire alcune fonti.

Il caso di Mr. Dahl è emblematico delle preoccupazioni crescenti riguardo alla privacy e all’uso dei dati di chi guida da parte delle assicurazioni, ma anche di come sia importante l’utilizzo di professionisti nell’uso e gestione dei dati.

Kenn Dahl, proprietario di un’azienda di software vicino a Seattle e guidatore di una Chevrolet Bolt, ha visto aumentare del 21% il costo della sua assicurazione auto (credo si parli del premio assicurativo del 2023 rispetto al 2022), nonostante non abbia mai causato un incidente.
Ora, io non so se in Italia, con l’aumentare della età, aumentino comunque le assicurazioni, penso di sì, ma qui il motivo che mi fa alzare un sopraciglio è un altro.

Questo aumento è avvenuto in un contesto ben preciso e non è stato reso così pubblico e trasparente come dovrebbe essere.

Torniamo al signor Dahl che vede arrivare il premio aumentato del 21% rispetto all’anno prima e quindi ne chiede spiegazione.

L’assicurazione, tenuta alla massima trasparenza, gli fornisce un documento di più di 100 pagine dove venivano indicati i dettagli dei suoi 640 spostamenti dell’anno precedente: gli orari di inizio, quelli dell’arrivo, la distanza percorsa e in base a questi un calcolo degli eccessi di velocità.

Ma non si sono fermati a questo: hanno indicato anche le frenate brusche e le accelerazioni brusche.

Secondo l’assicurazione la privacy non era stata violata perchè “non erano indicati i luoghi” di partenza e arrivo e quindi non vi erano “dettagli specifici sulla vita del guidatore o di chi era alla guida di quella auto”.

Anche in Italia ci sono assicurazioni che se installi una “scatola nera” che registra la tua guida ti premia o ti penalizza, ma il signor Dahl non aveva una assicurazione così, non aveva una scatola nera, non aveva fornito questi dati alla sua assicurazione.

E’ facile capire chi sia il colpevole in questo caso: la sua automobile!

Le case automobilistiche, tra cui General Motors, Kia, Subaru e Mitsubishi, condividono i dati di guida dei consumatori, raccolti tramite app per auto connesse a Internet, con le compagnie di assicurazione attraverso la LexisNexis “Telematics Exchange”*

La auto del Signor Dahl e tante altre, raccoglieva dati sullo stile di guida, li ha forniti al costruttore della casa automobilistica, che li ha “girati” o “venduti” alla Assicurazione e questa ha calibrato il premio assicurativo in base a questi nuovi elementi.

Queste pratiche di raccolta e condivisione dei dati sollevano questioni di privacy, in quanto molti guidatori non sono consapevoli di aver dato il consenso a tale raccolta di dati, spesso nascosto in clausole di consenso vaghe e politiche sulla privacy complesse.

Il caso di Mr. Dahl evidenzia la complessa intersezione tra tecnologia, privacy e finanza nel contesto della moderna automazione e assicurazione auto, sollevando questioni importanti su come i dati dei consumatori vengano utilizzati e sulle loro implicazioni per i diritti e le finanze dei consumatori.

Ovviamente lascio a voi pensare alla gestione dei propri dati per motivi di Salute, sui Consumi Alimentari, su cosa Vediamo in Streaming sui vari canali e sulle “pubblicità sempre più puntuali”. Nel senso che pubblicità create appositamente per quell’utente e che probabilmente vedrà solo ed esclusivamente querl utente.

E si sa quello che succede negli Stati Uniti dopo poco arriva da noi.

Poi forse è il caso di celebrare “la giornata mondiale senza auto“, ma questo è un altro capitolo.

Fonti:
https://www.nytimes.com/2024/03/11/technology/carmakers-driver-tracking-insurance.html
– https://endtimeheadlines.org/2024/03/automakers-are-sharing-consumers-driving-behavior-with-insurance-companies/

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