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Il 6 ottobre 2026 Salvatore Sanfilippo (antirez, il creatore di Redis) ha pubblicato su YouTube un video di circa undici minuti: «Looped transformer: rapporto tra layer e chain of thoughts» (nota 1). Si fa una domanda semplice.
Quando un modello di intelligenza artificiale «pensa dentro», ripassando più volte nei suoi strati interni, fa la stessa cosa di quando «pensa a voce alta», cioè scrive i passaggi prima di rispondere?
Se ne parla adesso per via di Astra, il modello di OpenAI di cui circola la voce, non confermata, che usi proprio questa tecnica.

Che cos’è un layer

Un modello come quelli che usi nelle chat è un transformer: una rete fatta di strati impilati, ciascuno chiamato layer (strato). Immagina una catena di montaggio: il testo, trasformato in numeri, passa da una postazione all’altra e ognuna lo ritocca un poco. In ogni layer il modello rilegge anche il testo che sta prima per capire quali parti contano: è l’attention (meccanismo di attenzione).
Il materiale che viaggia da un layer al successivo (e si raffina strada facendo) si chiama residual stream (flusso residuo).
All’uscita l’ultimo layer deve scegliere il prossimo token, il pezzetto di parola da scrivere. I modelli che scrivono sono «decoder-only»: generano un token per volta e ogni token guarda solo quelli che lo precedono.

Una pila di layer, dall’ingresso al token Una colonna di riquadri dall’alto in basso. In cima il testo che entra, trasformato in numeri. Poi due layer iniziali, che leggono il contesto. Poi quattro layer di mezzo, evidenziati in blu, che secondo Sanfilippo sembrano moduli di ragionamento. Su questi layer il paper Painters mostra robustezza a salto e riordino (note 1 e 2), mentre il raddoppio è un’osservazione di Sanfilippo. Poi due layer finali, che decidono il token. In fondo il token successivo, un pezzo di parola. Il numero di layer nel disegno è solo illustrativo. Una pila di layer, dall’ingresso al token Schema semplificato: i layer veri sono molti di più, otto è solo per disegnare. Il testo che entra, trasformato in numeri Layer 1 Layer 2 Layer 3 Layer 4 Layer 5 Layer 6 Layer 7 Layer 8 Il token successivo (un pezzo di parola) Layer iniziali leggono il contesto, vicini alla struttura delle frasi Layer di mezzo secondo Sanfilippo sembrano moduli di ragionamento, uno per passo. Robusti: si possono saltare o riordinare, e per lui anche raddoppiare (note 1 e 2) Layer finali decidono quale token scrivere
I layer di mezzo (in blu) sono quelli che interessano ai looped transformer. Il numero di layer nel disegno è un esempio, non quello di un modello vero.

Non tutti i layer fanno lo stesso mestiere. Secondo Sanfilippo quelli all’ingresso leggono il contesto, quelli all’uscita decidono il token e quelli di mezzo sembrano moduli di ragionamento, uno per passo. Sono robusti: si possono togliere, scambiare o raddoppiare (a volte il modello migliora, a volte peggiora di poco). Una base scientifica c’è: in «Transformer Layers as Painters» (12 luglio 2024) Sun, Pickett, Nain e Jones mostrano che i layer centrali hanno una sorprendente uniformità e che certi problemi reggono se si saltano layer, se ne cambia l’ordine o li si esegue in parallelo (nota 2). Il raddoppio resta un’osservazione di Sanfilippo.

Che cos’è la chain of thought

La chain of thought (catena di pensiero) è l’altra metà della storia. Prima di rispondere, un modello di ragionamento scrive dei passaggi intermedi: sono token come gli altri, ma raccontano i passi di un ragionamento (per esempio i conti di un problema) invece della risposta finale. In alcune interfacce il testo è nascosto all’utente, ma esiste: Raschka lo chiama «reasoning trace» o chain of thought (nota 4).

L’idea nasce da un lavoro di Wei e altri del 28 gennaio 2022: mostrare al modello esempi con i passaggi scritti ne migliora il ragionamento. Un modello da 540 miliardi di parametri (i numeri interni che ha imparato), con otto esempi, ha raggiunto allora il livello più alto misurato su GSM8K, un insieme di problemi di matematica a parole (nota 3).

Il looped transformer: ripassare negli stessi layer

Un looped transformer (transformer «ad anello») è, nella definizione di Raschka, una piccola modifica dell’architettura: far passare le rappresentazioni intermedie più volte negli stessi blocchi del transformer. Nei paper «blocco» e «layer» si usano quasi come sinonimi. L’idea non è nuova: lui la fa risalire agli Universal Transformers del 2018 (nota 4).

L’esempio che usa è Nanbeige4.2-3B, un modello a pesi aperti (scaricabile) uscito a luglio: applica la stessa pila di 22 blocchi due volte, quindi 44 applicazioni di blocco in un solo passaggio. Perché farlo? Saunshi e altri (24 febbraio 2025, ICLR 2025) sostengono che molti problemi di ragionamento richiedono molta profondità ma non molti parametri: su problemi sintetici, come l’addizione, un modello di k layer ripetuto L volte si avvicina a uno da k per L layer (esempio mio, non del paper: 2 layer ripetuti 4 volte si avvicinano a un modello da 8). Dimostrano anche che i modelli ciclici generano implicitamente «pensieri latenti» (nascosti nei numeri interni) e possono simulare T passi di chain of thought con T giri (nota 5).

Conviene tenere separati tre costi.

Sanfilippo dice che il loop funziona senza più VRAM ma con più calcolo. Aggiunge che il layer rieseguito ha la sua KV cache: quella memoria si usa. Le due frasi stanno insieme solo se «senza più VRAM» si legge come «senza più pesi in memoria». È una mia lettura per metterle d’accordo, coerente con quanto scrive Raschka: il risparmio riguarda i pesi, non la cache.

Con il loop e senza: stessa profondità, pesi dei blocchi dimezzati Due pile a confronto. A sinistra, con il loop: il testo entra in una sola pila di 22 blocchi, una freccia riporta il risultato in cima per un secondo giro, poi esce il token. A destra, senza loop: il testo attraversa due pile distinte da 22 blocchi ciascuna, con pesi diversi, poi esce il token. Sotto, tre righe di confronto. Pesi da conservare: 22 blocchi con il loop, 44 senza. Calcolo: 44 applicazioni di blocco in entrambi i casi. KV cache: due cache separate con il loop, una per ciascuno dei 44 blocchi senza, cioè lo stesso spazio. Il confronto riguarda solo i pesi dei blocchi: embedding e strati di uscita, circa il 25% dei 3 miliardi di parametri di Nanbeige, restano fuori. Numeri dell’esempio Nanbeige4.2-3B descritto da Raschka. Il loop riusa i pesi, non risparmia calcolo né cache Esempio di Nanbeige4.2-3B secondo Raschka: 22 blocchi applicati due volte. Schema semplificato. Con il loop Il testo che entra Una pila di 22 blocchi sempre gli stessi pesi 2° giro Il token successivo Senza loop, per confronto Il testo che entra 22 blocchi (pesi A) 22 blocchi (pesi B, diversi) Il token successivo Pesi da conservare: 22 blocchi Pesi da conservare: 44 blocchi Calcolo: 44 applicazioni di blocco Calcolo: 44 applicazioni di blocco KV cache: due cache, come 44 blocchi KV cache: una per ognuno dei 44 blocchi Fonte: Raschka, 9 settembre 2026 (nota 4). Il risparmio del loop sta solo nei pesi dei blocchi.
A sinistra la pila con il loop, a destra quella senza. Cambia solo la prima riga: i pesi. Calcolo e KV cache restano quelli di 44 blocchi.

Pensare dentro o pensare a voce alta

Sono la stessa cosa? Secondo Sanfilippo sì e no. Sì perché tutte e due sono calcolo sequenziale in più: il modello «continua a pensare un po’» prima di rispondere. No perché la chain of thought deve far collassare il lavoro di tanti layer in un token scelto, il che un po’ stabilizza, fa più campionamento (sceglie fra più token possibili, con una parte di caso), mette sul piatto più idee da cui pescare e verbalizza: il ragionamento si legge, mentre nel loop resta nel residual stream.

Un sostegno formale c’è: Xu e Sato (arXiv, 25 maggio 2025) mostrano che i looped transformer simulano bene i calcoli paralleli per compiti deterministici. La chain of thought con decodifica stocastica (con una parte di caso nella scelta dei token) è invece più forte nei problemi «self-reducible», quelli che si spezzano in versioni più piccole di sé stessi (nota 6).

Sul tempo, secondo lui, i due approcci sono «abbastanza pari»: il loop costa più calcolo per token ma può bastare meno token, la chain of thought ne produce di più.

Due corsie: chain of thought e loop Due corsie a confronto. Nella prima, chain of thought: una fila di token, token 1, token 2, token 3 fino alla risposta, ognuno collegato al successivo con una freccia: il pensiero esce un token dopo l’altro e si può leggere. Nella seconda, loop: prima di ogni token c’è un riquadro che ripassa nei layer di mezzo, con una freccia che torna su sé stessa; poi esce il token, poi di nuovo il ripasso, fino alla risposta: il pensiero resta dentro il modello e non si vede. Schema semplificato del confronto descritto da Sanfilippo. Due modi di prendere tempo prima di rispondere Schema semplificato del confronto di Sanfilippo, non una misura. Chain of thought: il pensiero esce, un token dopo l’altro token 1 token 2 token 3 … risposta Ogni passo del ragionamento diventa una parola scelta e scritta: si vede (a volte è nascosto all’utente). Più token vuol dire più tempo, ma anche più idee provate. Loop: il pensiero resta dentro, prima di ogni token ripassa ripassa ripassa token 1 token 2 risposta Più calcolo per ogni token. Il pensiero è continuo e resta nei numeri interni: non si legge. Secondo Sanfilippo può bastare meno token per arrivare alla stessa risposta. Il numero di token e di ripassi nel disegno è solo illustrativo.
In alto il ragionamento scritto token dopo token, in basso il ripasso dentro il blocco prima di ogni token. I numeri nel disegno sono un esempio.
Chain of thought Loop
Dove avviene il calcolo In uscita: i passaggi vengono scritti come token e poi riletti dal modello Dentro: gli stessi layer di mezzo vengono ripassati prima di ogni token
Forma del «pensiero» Discreta: a ogni passo si sceglie un token: quella scelta fissa l’idea Continua: una rappresentazione numerica che si raffina nel residual stream
Cosa si vede Il testo dei passaggi, quando chi fornisce il modello lo mostra Niente: il ragionamento interno non è testo
Cosa si paga Più token da generare Più calcolo per ogni token, più una KV cache per ogni passaggio
Punto di forza (Xu e Sato) Problemi che si spezzano in versioni più piccole di sé stessi («self-reducible»), con una parte di caso nella scelta dei token Calcoli paralleli per compiti deterministici

E se fossero complementari?

Sanfilippo dice di aver cominciato il video per smontare l’idea che le due cose siano sostituibili e di aver trovato parecchie analogie. La sua ipotesi, non un risultato: forse sono ortogonali (cioè indipendenti) e ciascuna aggiunge qualcosa all’altra. Con più passi interni il modello potrebbe pensare subito la cosa più sensata e usare la chain of thought in modo meno esplorativo. Oggi, dice, con l’apprendimento per rinforzo (il modello è premiato quando arriva alla risposta giusta) impara come sottoprodotto a tirare fuori tutte le idee e a mettersi in dubbio da solo. Un appoggio piccolo c’è: commentando Geiping e altri (febbraio 2025), Raschka osserva che un modello con i loop può scrivere comunque una chain of thought testuale, perché il loop aggiunge solo calcolo prima di ogni token (note 4 e 7). I due meccanismi non si escludono, ma come si combinino resta da verificare.

Astra: che cosa sappiamo e che cosa no

Astra (GPT-6 Astra, nel nome usato da Raschka) è il modello di OpenAI presentato all’inizio di settembre 2026. La voce nasce da un articolo di The Information, uscito circa due giorni prima del modello. Secondo The Information, non confermato da OpenAI, Astra userebbe la «recurrent depth», cioè un looped transformer. L’articolo è a pagamento e non l’ho letto: lo riporto da Fortune (3 settembre 2026) e da Raschka (9 settembre 2026), che lo definisce una voce senza conferma ufficiale (note 4, 8 e 9).

Astra e i looped transformer: dichiarato, indiscrezione, ipotesi e dubbi Tre colonne. Dichiarato e verificabile: il looped transformer esiste, con gli Universal Transformers del 2018; Nanbeige4.2-3B, a pesi aperti, ripassa 22 blocchi due volte; Jakub Pachocki di OpenAI dice che la profondità del calcolo dei modelli attuali, Astra incluso, è entro un fattore due da GPT-4. Indiscrezione: secondo The Information, articolo a pagamento non letto, Astra userebbe la recurrent depth, cioè un looped transformer; non confermato da OpenAI; Fortune e Raschka riportano la voce. Secondo Fortune, Pachocki e altri ricercatori di OpenAI avrebbero detto di aver limitato l’uso dell’architettura looped: non è una conferma esplicita. Ipotesi e dubbi: Raschka ritiene molto probabile che Astra usi aspetti del loop ma attribuisce il successo soprattutto ad altro. Osserva inoltre che meno token può voler dire solo un modello più capace e che il fattore due può valere anche per blocchi doppi. Sanfilippo riporta la voce che Astra sia efficiente in token perché looped. Si chiede se lo sia davvero o se dia solo quell’impressione per la sua chain of thought asciutta. Astra: che cosa sappiamo e che cosa no Stato al 7 ottobre 2026. Tre piani da non confondere. Dichiarato e verificabile Indiscrezione Ipotesi e dubbi · Il looped transformer esiste: Universal Transformers, 2018. · Nanbeige4.2-3B (pesi aperti) ripassa 22 blocchi due volte. · Pachocki (OpenAI): la profondità del calcolo dei modelli attuali, Astra incluso, è entro un fattore due da GPT-4. · Secondo The Information (a pagamento, non letto da me) Astra userebbe la «recurrent depth», cioè un looped transformer. · Non confermato da OpenAI. · Fortune (3/9/2026) e Raschka (9/9/2026) riportano la voce. · Secondo Fortune, Pachocki e altri parlano di uso «limitato»: non è una conferma esplicita. · Raschka: molto probabile che Astra usi aspetti del loop, ma il successo dipende probabilmente da altro. · Raschka: meno token può anche voler dire solo un modello più capace. «Fattore due» può valere anche per blocchi doppi. · Dubbio di Sanfilippo: Astra è davvero looped o sembra solo tale per la chain of thought così asciutta? L’articolo di The Information è a pagamento e non è stato letto: contenuto riportato via Fortune e Raschka (note 4, 8 e 9).
Solo la colonna di sinistra è dichiarata o verificabile. Quella al centro è una voce non confermata, quella a destra sono letture e dubbi di chi commenta.

Una dichiarazione però c’è. Jakub Pachocki, Chief Scientist di OpenAI, ha scritto (traduzione mia, riportata da Raschka, in estratto: l’originale integrale è nella nota 10): «Voglio evitare una corsa verso l’impossibilità di monitorare i modelli, innescata da una cronaca confusa. La profondità del grafo di calcolo dei nostri attuali modelli di frontiera, Astra compreso, è entro un fattore due da GPT-4. […] Penso che sia fragile e purtroppo in tendenza negativa, per ragioni non legate ai cambiamenti di architettura, di cui scriverò presto.» (Monitorare vuol dire leggere la chain of thought per controllare il modello.) I loop non sono nominati. Secondo Raschka «entro un fattore due» potrebbe voler dire anche il doppio dei blocchi normali. Lui ritiene molto probabile che Astra usi aspetti del looped transformer, ma ne attribuisce il successo soprattutto ad altro, come le ricette di addestramento migliorate (nota 4).

Fortune aggiunge un elemento che va in senso contrario al timore. Secondo il giornale OpenAI avrebbe impiegato il metodo in una parte dell’architettura. Pachocki e altri suoi ricercatori, criticando The Information, avrebbero detto di aver «limitato» l’uso dell’architettura looped perché il ragionamento resti leggibile. Pachocki avrebbe promesso più dettagli (nota 8). Nella dichiarazione citata sopra non c’è però una conferma esplicita: la voce resta non confermata da OpenAI.

Sempre secondo Fortune, a preoccuparsi sono esperti di sicurezza come Steven Adler, Peter Wildeford e Daniel Kokotajlo: se la voce fosse vera, un ragionamento che non passa per il linguaggio naturale sarebbe più difficile da controllare. Diversi esperti temono soprattutto il precedente: che altre aziende seguano e allarghino la tecnica, più che un Astra necessariamente più opaco (nota 8). È un giudizio loro, non un fatto verificato.

C’è poi una sfumatura sull’origine della voce. Sanfilippo riporta che Astra sarebbe efficiente in token perché looped. Si chiede se lo sia davvero o se dia solo quell’impressione perché la sua chain of thought è così asciutta: è un dubbio, non una tesi. Raschka osserva che Astra non usa necessariamente meno token del predecessore, GPT 5.6 Sol, nel complesso: lo fa solo a pari accuratezza. E usare meno token può voler dire semplicemente un modello più capace (nota 4). Sanfilippo, del resto, è prudente: dice di non aver cercato l’origine dell’idea e immagina una confidenza passata fra ricercatori. Finché OpenAI non dice com’è fatto Astra, quella dei loop resta un indizio.

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Due spunti pratici. Il primo riguarda costi e tempi di risposta. Se un modello pensa «dentro» invece di scrivere, i token che paghi e aspetti possono cambiare, ma il conto non sparisce: si sposta sul calcolo. Non ho cifre per dirti di quanto. Come si leggono i prezzi a token l’ho spiegato a parte.

Il secondo riguarda i modelli in casa. Sanfilippo dice che i looped transformer sono interessanti per l’inferenza locale, ma si pagano in calcolo e la VRAM è poca. Se in uno studio o in una scuola valuti un modello da tenere sui tuoi computer (il tema dei modelli in azienda l’ho trattato a parte), il numero dei parametri non basta: chiedi quanta memoria serve per la cache, che il loop non risparmia. Altri modi di far decidere le AI senza scrivere parola dopo parola li ho raccontati in Jev e CLM.

Fonti e note dell’autore

  1. Salvatore Sanfilippo (antirez), «Looped transformer: rapporto tra layer e chain of thoughts», YouTube, 6 ottobre 2026: tutto ciò che nel testo è attribuito a lui («dice», «secondo lui», «propone»). Le sue ipotesi restano ipotesi.
  2. Sun, Pickett, Nain e Jones, «Transformer Layers as Painters», arXiv 2407.09298, 12 luglio 2024: layer iniziali e finali diversi dai centrali, che hanno «a surprising amount of uniformity»; robustezza a salto, riordino ed esecuzione in parallelo dei layer per alcune classi di problemi.
  3. Wei e altri, «Chain-of-Thought Prompting Elicits Reasoning in Large Language Models», arXiv 2201.11903, 28 gennaio 2022: modello da 540 miliardi di parametri, otto esempi, GSM8K.
  4. Sebastian Raschka, «GPT-6 Astra, Looped Transformers, and Hidden Reasoning», Ahead of AI, 9 settembre 2026: definizione di looped transformer, lessico blocco/layer, Universal Transformers (2018, arXiv 1807.03819, citato da Raschka e non riletto da me), Nanbeige4.2-3B, KV cache, token di Astra, commenti sulla dichiarazione di Pachocki.
  5. Saunshi, Dikkala, Li, Kumar e Reddi, «Reasoning with Latent Thoughts: On the Power of Looped Transformers», arXiv 2502.17416, 24 febbraio 2025, ICLR 2025.
  6. Xu e Sato, «To CoT or To Loop? A Formal Comparison Between Chain-of-Thought and Looped Transformers», arXiv 2505.19245, 25 maggio 2025 (seconda versione del 24 ottobre 2025). La pagina arXiv porta la dicitura «For the latest version, see arXiv:2509.25239» (verificata il 07/10/2026): è lo stesso lavoro di Xu e Sato rielaborato come «A Formal Comparison Between Chain of Thought and Latent Thought», 25 settembre 2025, con un abstract diverso. I claim citati nel testo (calcoli paralleli per compiti deterministici, problemi self-reducible, decodifica stocastica) sono quelli dell’abstract di 2505.19245.
  7. Geiping e altri, «Scaling up Test-Time Compute with Latent Reasoning: A Recurrent Depth Approach», arXiv 2502.05171, febbraio 2025. Il passaggio sulla chain of thought testuale è di Raschka (nota 4), che commenta questo lavoro.
  8. Jeremy Kahn (con Beatrice Nolan), Fortune, «Safety experts warn novel design of OpenAI’s Astra model could make future AI agents harder to monitor», 3 settembre 2026 (titolo letto nell’articolo il 07/10/2026; il tag title della pagina riporta un’altra formulazione): la voce riferita da The Information, l’uso «limitato» dell’architettura looped dichiarato da Pachocki e altri ricercatori OpenAI secondo Fortune, la promessa di più dettagli, le preoccupazioni di Adler, Wildeford e Kokotajlo e il timore del precedente.
  9. The Information, articolo sulla tecnica di Astra, all’indirizzo indicato da Raschka sotto le sue figure 4 e 14. Articolo a pagamento: non letto da noi. Nella pagina di Raschka compaiono solo il link e il passaggio citato in figura, non titolo né autori: per questo non li indico. Citato solo tramite le note 4 e 8.
  10. Jakub Pachocki, dichiarazione riportata da Raschka (nota 4), qui per intero (in corpo ne è riportato un estratto). Originale: «I want to prevent a race into unmonitorability kicked off by confused reporting. The depth of the computation graph for our present frontier models, including Astra, is within a factor of two of GPT-4. OpenAI has worked to preserve and utilize chain-of-thought monitoring since our very first reasoning models. We deeply care about this technique, as it can give us a view into how model alignment generalizes from its training distribution. I do think it is fragile and unfortunately trending in a negative direction, for reasons not contingent on architecture changes that I will write about soon. But there are things we can do to strengthen it, and it’s a core goal of our current research program.»

Il video

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