Nel 2020 tre trentenni aprono una società sanitaria in uno dei mercati più regolamentati e difficili del pianeta. Sei anni dopo hanno 400.000 iscritti, un ospedale accreditato, un secondo in costruzione e circa 80 milioni di dollari raccolti da Khosla Ventures, Founders Fund e DST Global. Questa è la storia di Even Healthcare. E di cosa vuol dire, davvero, “integrare l’intelligenza artificiale”.
2 settembre 2026 · Blu7
«Sei matta?» «Perché no?»
Matilde Giglio è nata a Roma nel 1992. LUISS, poi London School of Economics, dove la sua tesi sul giornalismo politico viene premiata come la migliore dell’anno. A 24 anni fonda Compass News, una startup di journalism-tech che voleva rendere i giovani più informati: due milioni raccolti a fatica, in tranche minuscole e una lezione che si porterà dietro. Le porte chiuse in faccia, dirà poi, servono a costruire un network.
Da quel network arriva la proposta di entrare in Hambro Perks, fondo di venture capital londinese, dove a 26 anni si occupa di sanità, fintech e machine learning e diventa partner. È lì che matura l’idea che la porterà in India: non un’app di telemedicina, ma un sistema.
Nel 2020, con Mayank Banerjee (oggi CEO) e Alessandro Ialongo, fonda Even Healthcare a Bengaluru. Lei è COO. Ha 28 anni e, per sua stessa ammissione, non conosce il mercato indiano. Si trasferisce a Bangalore nel 2021 e ci vive tuttora.
Il problema da risolvere per 60 milioni di persone
La sanità indiana vale circa 372 miliardi di dollari e funziona così: pochi hanno un’assicurazione, chi ce l’ha scopre che copre poco e male i servizi sanitari. Il risultato è che ogni anno circa 60 milioni di persone finiscono in povertà o in debito per pagare cure che in Europa consideriamo ordinarie.
Il meccanismo perverso è noto a chiunque abbia studiato i sistemi sanitari: se chi paga (l’assicurazione) e chi cura (l’ospedale) sono soggetti diversi, l’ospedale è incentivato a fare più interventi possibile e l’assicurazione a rimborsarne il meno possibile.
In mezzo, il paziente.
Il modello “payvider”: chi paga è chi cura
Even risolve il conflitto eliminandolo. È insieme assicuratore e fornitore di cure, quello che nel gergo si chiama payvider. L’iscritto paga un abbonamento annuale (circa 200 euro, 350-400 per gli over 60) e in cambio ottiene consulti illimitati con medici, nutrizionisti e fisioterapisti, diagnostica, gestione delle patologie croniche e ricovero senza anticipare un euro.
La leva è tutta negli incentivi. I medici di Even non guadagnano di più facendo più interventi: guadagnano se i pazienti stanno bene. Prevenire un ricovero conviene all’azienda, al medico e al paziente contemporaneamente. Per farlo funzionare serve una rete che Even controlla direttamente: sei cliniche proprie a Bengaluru e accordi con un centinaio di ospedali partner.
I numeri dicono che il mercato ha capito. Ricavi da 1 a 12 milioni di dollari nel solo 2023, tasso di rinnovo del 97% al secondo anno, 400.000 iscritti a settembre 2025. La Series A da 30 milioni guidata da Khosla Ventures, chiusa nell’autunno 2024, ha portato la raccolta complessiva intorno agli 80 milioni.
Dal digitale al cemento
Qui la storia prende una piega controintuitiva per una healthtech. Even nasce asset-light, tutta app e telemedicina. Ma nel 2025 decide che, per controllare davvero la qualità delle cure, deve possedere anche i letti. A luglio inaugura il primo Even Hospital su Race Course Road, nel centro di Bengaluru: 70 posti, ortopedia, ginecologia, chirurgia generale, medicina interna, terapia intensiva. Niente oncologia né cardiochirurgia: cure secondarie, dove il gap del sistema indiano è più largo.
Il 19 agosto 2026 l’ospedale ottiene l’accreditamento NABH nella sua sesta edizione, la più recente, entro il primo anno di attività: valutato su oltre 570 parametri, è il nono ospedale della città a raggiungerlo. Intanto è in costruzione la seconda struttura, a Indiranagar, con un investimento di 30-40 crore di rupie (3-4 milioni di euro), e il piano prevede altri 4-5 ospedali in dodici mesi. L’obiettivo dichiarato è che ogni residente di Bengaluru abbia cure di qualità entro 5 chilometri da casa.
Giglio lo ha detto senza giri di parole: la maggior parte del capitale raccolto va a costruire ospedali da zero. Un’azienda nata nell’era dell’AI che investe in mattoni. Vale la pena capire perché.
Dove sta l’AI e dove no
Chi cerca in Even un “prodotto AI” da mettere in vetrina resta deluso. L’intelligenza artificiale è cablata dentro il sistema operativo dell’azienda, in quattro punti precisi.
1. La cartella clinica è di casa
Even ha sviluppato un proprio sistema di cartella clinica elettronica (EMR). Sembra un dettaglio tecnico, è la decisione più importante di tutte: un unico fascicolo che segue il paziente dalla chat in app alla visita in clinica al reparto ospedaliero, con dati strutturati che l’azienda possiede e può interrogare. Senza questo, il resto non esiste.
2. L’AI fa il controllo qualità, non il medico
La piattaforma di governance clinica basata su AI monitora in tempo reale il percorso del paziente: aderenza ai protocolli, gestione dei farmaci, segnali di rischio, deviazioni dagli standard. È uno degli elementi che ha reso possibile l’accreditamento NABH in tempi record. L’AI qui vigila sul processo e supporta la decisione clinica; la decisione resta umana.
3. Profili di rischio che si aggiornano da soli
Ogni iscritto ha un profilo di rischio personalizzato che gli algoritmi aggiornano incrociando sintomi, storia clinica e pattern predittivi. In un modello che guadagna tenendo le persone sane, sapere in anticipo chi rischia un ricovero non è un’analisi interessante: è il conto economico.
4. L’AI dove l’utente sta già andando
Nel 2025 Even ha aperto a tutti gli indiani, non solo agli iscritti, il symptom checker e la libreria medica verificata di Healthily. Il ragionamento di Giglio è pragmatico: l’autodiagnosi da smartphone è un problema, ma la gente lo fa comunque. Tanto vale offrire uno strumento affidabile che, invece di fermarsi a una risposta, porti verso un medico.
Il filo che lega i quattro punti: l’AI di Even è utile perché il modello di business la rende utile. I dati esistono perché la rete è integrata. La predizione ha valore perché gli incentivi premiano la prevenzione. Il symptom checker funziona perché dietro c’è un medico raggiungibile. Togli il modello e restano quattro feature.
Cosa c’entra tutto questo con un’azienda italiana
Da Blu7 lavoriamo ogni giorno con imprese e scuole che vogliono “mettere l’AI”. La storia di Even è utile proprio perché non parla di AI, parla di come si costruisce un’organizzazione in cui l’AI ha senso. Quattro lezioni, in ordine di importanza.
Prima il modello, poi il modello linguistico. Even ha deciso come guadagnare (tenere le persone sane) prima di decidere quale tecnologia usare. L’AI è arrivata a servire quella scelta. La domanda giusta per una PMI non è “quale strumento AI adottiamo”, ma “dove, nel nostro modo di fare soldi, la predizione o l’automazione cambierebbero il risultato”.
I dati sono tuoi solo se il processo è tuo. L’EMR proprietario è la versione sanitaria di un CRM o di un gestionale ben tenuto. Se le informazioni sui clienti vivono in dieci fogli Excel e tre caselle email, nessuna AI potrà farci molto. L’integrazione dei dati viene prima dell’intelligenza.
L’AI vale anche come controllo, non solo come produzione. Tutti pensano all’AI che scrive, disegna, risponde. Even la usa soprattutto per verificare che le cose vengano fatte bene. Per una piccola azienda, un sistema che controlla preventivi, consegne o conformità può valere più di un generatore di post.
Metti l’AI dove le persone stanno già andando. Non un nuovo canale da spiegare, ma un miglioramento del gesto che l’utente compie già. Il symptom checker sostituisce la ricerca su Google, non pretende di sostituire l’abitudine.
C’è un’espressione che usiamo spesso: la differenza tra AI integrata e AI appiccicata. La seconda si vede subito, sta nella homepage e nel comunicato stampa. La prima non si vede quasi mai. Sta nei processi, negli incentivi, nella qualità del dato. A Bangalore, in un ospedale da 70 letti, si vede in un certificato di accreditamento ottenuto in dodici mesi.
Fonti: StartupItalia, Wikipedia (Matilde Giglio, Even Healthcare), Digital Health News, eHealth Network, Rivista.AI, Kula Connect, Healthily. Dati aggiornati ad agosto 2026.
grazie a Etabeta per il primo articolo e il loro video su YouTube e a Simone Scarpelli per la segnalazione.