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Da qualche mese la prima cosa che si vede cercando su Google non è più un elenco di link. È un paragrafo scritto dalla macchina che risponde alla domanda, con qualche fonte citata di lato. Si chiama AI Overview, in italiano «panoramica AI», ed è la novità che sta cambiando più di ogni altra il modo in cui le persone arrivano (o non arrivano) su un sito.

Vale la pena capire cosa succede davvero, perché su questo tema circolano tanto allarmismo quanto scrollate di spalle, e i dati dicono una terza cosa.

Che cos’è un AI Overview

È un riquadro che Google mostra sopra i risultati normali, in cui un modello linguistico riassume quello che ha trovato nelle pagine web e risponde direttamente alla domanda. Non è pubblicità e non è un risultato di ricerca: è una risposta confezionata, con dei link di supporto in piccolo.

La differenza pratica è tutta lì. Prima Google diceva dove stava la risposta, adesso in molti casi la risposta te la dà lui. Se la domanda era semplice, l’utente ha finito: non ha nessun motivo per aprire un sito.

Quanti clic costa davvero: i numeri veri

Qui serve una fonte seria, perché è il punto dove si leggono le cifre più fantasiose.

Il Pew Research Center ha fatto la cosa più solida: invece di chiedere alle persone cosa fanno, ha guardato la navigazione reale di 900 adulti americani, per un totale di 68.879 ricerche su Google nel marzo 2025. Il risultato:

Tenete a mente che è una fotografia del marzo 2025, su utenti americani: da allora la diffusione del riquadro è cresciuta parecchio, e le rilevazioni delle agenzie sul mercato italiano parlano ormai di percentuali molto più alte di ricerche interessate. Quelle però sono misure di parte seconda, quindi le cito per quello che sono: un ordine di grandezza, non un dato certificato.

Il punto che conta non cambia: su una fetta crescente di ricerche il clic non arriva più, e non perché il vostro sito sia peggiorato.

Perché non è la fine del sito

Perché quel riquadro, per esistere, deve leggere delle pagine. Le cita, le riassume e in molti casi le linka. Chi finisce dentro l’AI Overview guadagna qualcosa che prima non esisteva: comparire nella risposta, non solo nella lista.

E cambia il tipo di visita che si riceve. Se ne perdono molte da chi voleva solo una definizione al volo, che non avrebbe mai chiamato nessuno. Restano quelle di chi, dopo aver letto il riassunto, vuole approfondire, confrontare, o parlare con qualcuno. Meno traffico, più intenzione. Per una piccola impresa questo scambio non è per forza uno svantaggio: il problema è accorgersene, invece di guardare il numero delle visite che scende e concludere che non funziona più niente.

Le tre cose da fare adesso

Nessuna delle tre è una novità esotica: sono le stesse cose che rendono un sito leggibile per una persona, fatte con più disciplina.

1. Rispondere alla domanda in modo esplicito. Il modello cerca frasi che rispondano. Una pagina che gira intorno all’argomento per otto paragrafi prima di dire la cosa non viene citata, perché non c’è niente da citare. Un H2 che pone la domanda e un paragrafo sotto che la chiude in tre righe valgono più di mille parole di introduzione.

2. Mettere i dati in chiaro, anche per le macchine. Prezzi, orari, sedi, servizi, domande frequenti: scritti nel testo e ripetuti nei dati strutturati (lo `schema.org` che sta nel codice della pagina e che il visitatore non vede). È la differenza fra un’informazione che c’è e un’informazione che è utilizzabile da chi legge la pagina in automatico.

3. Dare qualcosa che il riassunto non può contenere. Un caso vero coi numeri, una foto del lavoro fatto, un’opinione firmata, un preventivo. Il riquadro sa riassumere ciò che è generico: è bravissimo a spiegare cosa fa un impianto di climatizzazione, non sa dire come è andata quella sostituzione in un palazzo storico di Firenze con la soprintendenza di mezzo.

Una cosa da non fare

Non riscrivete il sito per compiacere il riquadro, riempiendolo di paragrafi brevi e didascalici che non dicono niente. È la versione 2026 di un errore vecchio: costruire pagine per il motore e non per chi legge. Ha smesso di funzionare quando i motori erano molto meno bravi di adesso.

La domanda giusta non è «come entro nell’AI Overview», è «cosa so io che il riassunto non sa». Se la risposta esiste, va scritta bene e resa leggibile. Se non esiste, il problema non è Google.


Se volete capire come appare oggi il vostro sito agli occhi di Google e degli assistenti AI, scriveteci: è il primo controllo che facciamo, e si vede subito se c’è qualcosa che non va.

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